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Il coraggio è donna

Intervista a Valeria Gradizzi, progettista de Il volto femminile nelle religioni dell’Iran.

Oltre il velo c’è di più

Capire l’Iran, coglierne ogni sfumatura o, almeno, parte della sua essenza, è tutt’altro che facile. Un Paese pieno di contraddizioni, dove le impiccagioni in strada si contrappongono alla gentilezza e l’ospitalità del suo popolo verso gli stranieri. Tra le varie contraddizioni c’è la condizione del mondo femminile. Le donne iraniane hanno una grande forza, alcune di loro, come le donne sufi, riescono ad andare contro il sistema, a ribaltare la scala gerarchica religiosa, a essere delle donne di Dio. È proprio a loro che si rivolge lo studio e l’obiettivo fotografico di Valeria Gradizzi, ideatrice di un progetto affascinante quanto diverso dal solito. Le abbiamo parlato, dalle sue parole traspare una speranza: cambiare il mondo è possibile. 



Da cosa nasce la passione per l’Iran?

Non ho un solo motivo ho uno più importante dell’atro a sostegno della mia passione per l’Iran.

Nel mio percorso fotografico ho avuto la fortuna di avere come maestro Ivo Saglietti, un fotoreporter di fama internazionale, molto legato al medio Oriente e da qui è sicuramente nato il mio interesse verso i paesi Islamici. La letteratura Europea e Persiana a poi fatto il resto. Come scriveva Ryszard Kapuscinski: “Erodoto camminò per seimila chilometri pur di vedere con i suoi occhi quanto voleva raccontare”, per me è così, ho bisogno di vedere e sono disposta a molto per riuscire a raccontare.

È il tuo primo viaggio in queste zone?

Si questo è il mio primo viaggio in Medio Oriente, vorrei che fosse l’inizio di un lungo percorso legato al mondo femminile e religioso dei paesi Islamici.

Perché pensi che la tematica da te affrontata possa spaventare?

Credo che questo mondo ci spaventi perché spesso è legato a atti terroristici compiuti da organizzazioni estremiste. Ma il Medio Oriente non è questo e non è solo intolleranza, questa storia vuole raccontare l’esistenza di un Islam in cui convivono religioni e in cui le donne hanno voce.

Quanto è difficile essere una donna Sufi?

In un Paese Islamico è molto difficile essere una donna Sufi, il Sufismo è la ricerca mistica tipica della cultura islamica, è la dimensione mistica dell’Islam, è un movimento trasversale ed esiste un sufismo sunnita, uno sciita, come esistono sunniti, sciiti, di conseguenza come molte altre religioni i ruoli di rilievo sono destinate ai soli uomini.

Perché la scelta del crowdfunding?

Questo progetto ha dei costi molto alti legati all’organizzazione del viaggio, il crowdfunding può essere un valido aiuto per raccogliere finanziamenti, nell’epoca in cui viviamo diventa sempre più difficile raccogliere fondi, sopratutto per iniziative legate all’arte.

Elenca tre motivi per sostenere “Il volto femminile nelle religioni dell’Iran”

Il primo motivo per sostenere questo progetto è per la particolarità dello stesso. Una donna fotografa che racconta di donne sacerdotesse, mi piace chiamarle donne di Dio, in un paese Islamico.

Il secondo motivo è culturale, conoscere la cultura e la spiritualità femminile in Iran tramite la fotografia.

Il terzo motivo è semplicemente legato alla passione, si sostiene un progetto come questo quando si ama la fotografia, e si ha la voglia e la curiosità di conoscere! 

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