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A spasso nel tempo

Intervista a Andrea Loddo, ideatore e progettista del Nuragic Park

Non il solito parco

Andrea Loddo non è un… improvvisato. Dal 2010 si occupa di Archeologia Sperimentale, ama la storia ma, soprattutto, ama la sua terra: la Sardegna. In altre parole, ciò che fa di Andrea un progettista “tutto d’un pezzo” sono le sue radici. Il tempo, gli anni e l’esperienza non hanno intaccato queste radici, anzi, le hanno rafforzate. Il rapporto tra lui e quest’isola gioiello si è rafforzato nel corso negli anni. Come renderlo indissolubile? Con Nuragic Park, il primo parco esperienziale sulla civiltà Nuragica, che prevede una capanna museo dove verranno esposte le riproduzioni da lui create, le capanne-laboratorio e molti altri ambienti di sicuro interesse. Di certo, la sfida di Andrea è davvero difficile, quasi proibitiva, ma le sorprese sono dietro l’angolo. 



Da cosa nasce l’idea di Nuragic Park?

L’idea di Nuragic Park si è sviluppata negli anni attraverso le mie attività di divulgazione sulla Civiltà Nuragica. Mi occupo di archeologia sperimentale e, da qualche anno, porto nelle piazze le mie riproduzioni: bronzetti, armi, armature e manufatti che vengono realizzati con metodi e tecniche arcaici. La curiosità e l’interesse delle persone mi hanno spinto a ideare qualcosa per loro, appunto, il Nuragic Park, un luogo dove la conoscenza per la Civiltà nuragica può crescere indisturbata e senza frontiere.

Ci sono parchi a tema simili nel mondo?

Nuraghe, Tombe dei Giganti, Domus de Janas: la Sardegna con queste testimonianze racconta spontaneamente la sua storia, e luoghi, come il Nuragic Park, possono solo che aiutare a far comprendere la magnificenza dei popoli che hanno vissuto questa terra e navigato le acque del Mediterraneo.

Sì, ci sono altri parchi a tema simili ma nessuno si concentra, come farebbe il Nuragic Park, sull’Età del Bronzo offrendo un’esposizione multisensoriale (quindi per persone non vedenti) appartenenti a quest’epoca. Un'altra particolarità del Nuragic Park è che vorrebbe creare una rete tra le esposizioni e le attività presenti al suo interno con le realtà esistenti nel territorio, come siti archeologici e musei. 

Da cosa deriva la tua passione per l’archeologia?

La mia passione per l’archeologia è un qualcosa di innato, accompagnata sempre dall’amore per la Sardegna (sono “Schiavo volontario della mia Terra”). Sin da bambino, amavo passeggiare tra i siti archeologici e scoprire come vivevano gli antichi Nuragici. Col passare degli anni, il legame con l’archeologia si è fatto sempre più stretto, tanto da rendere questa grande passione il mio mestiere.

Non sono un archeologo, sono un tecnico archeosperimentale: le mie attività si concentrano sulla ricerca e lo studio di manufatti e metodologie per la realizzazione di riproduzioni e per la divulgazione della Civiltà Nuragica. 

Hai qualcuno che ti aiuta e sostiene per questo progetto?

Si, per la progettazione del parco-museo ho fondato la Cooperativa Gli ultimi Nuragici, composta da quattro archeo-soci. Il nostro progetto è inoltre supportato da un Comitato Scientifico (cinque archeologi sardi) e ha l’appoggio dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. 

Perché la scelta del crowdfunding?

Il progetto, come si può desumere dal budget obiettivo, è ambizioso anche dal punto di vista economico, era impensabile sostenerlo in prima persona e non ho ricevuto alcun finanziamento pubblico. Ho scelto il crowdfunding perché credo sia la strada giusta. È intrinseco nel progetto quel principio di condivisione e comunità che ci può garantire Eppela.

Nuragic Park vuole e deve essere di tutti, sin dall’inizio. Il nome della Cooperativa non è stato scelto a caso. Gli ultimi Nuragici sono tutte quelle persone che hanno il desiderio e la volontà di valorizzare la storia della Sardegna. Perché "ultimi"? Oggi stiamo attraversando un importante cambio generazionale e, purtroppo, se non si fa qualcosa di realmente importante, si corre il rischio che, un domani, i bambini di oggi non nutriranno il nostro stesso interesse per la Civiltà Nuragica, ma anche per le tradizioni e la storia. 

Esponi tre motivi validi perché le persone sostengano il tuo progetto.

Uno dei motivi l’abbiamo citato poco fa, vogliamo evitare che venga dimenticato uno dei Popoli che ha fatto la storia del Mediterraneo, proprio come Egizi e Greci. A questo è strettamente collegato il recupero delle tradizioni e la rivalutazione degli antichi mestieri. Il Nuragic Park sosterrà l’artigianato.

Sarà l’unica realtà regionale a proporre un museo tattile per persone non vedenti. Le mie riproduzioni potranno essere toccate da tutti quanti e, in particolar modo, le persone non vedenti potranno rendersi conto di forma e consistenza di un Bronzetto Sardo. Potranno toccare con mano la grandezza della Civiltà Nuragica.

Nuragic Park è un progetto che con le sue attività laboratoriali e la sua esposizione multisensoriale coinvolgerà gli istituti di vario grado (come i Musei) e promuoverà il Turismo Culturale che in Sardegna non deve essere un'alternativa ma può convivere col Turismo convenzionale.

La Sardegna non è solo bel mare. È ricca culturalmente e ha la sua Storia da raccontarci. 

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