Creatività e capitalismo

Il creativo nella modernità è essenziale per il funzionamento dell'economia e della produzione

Fuori da ogni classificazione

Da un articolo di Giajn Paolo Prandstraller su Il Corriere della Sera

Non mi occuperò della creatività, da quali caratteri o facoltà individuali essa derivi. Sul tema vi è ormai una vasta letteratura non una teoria univoca che dica com’essa si configuri ed agisca concretamente. Parlerò invece dei “creativi”, quei soggetti sociali, dati come eventi sporadici in epoche precedenti, divenuti ai nostri giorni protagonisti della produzione e della cultura.

Il creativo è diverso dall’intelligente (colui che capisce), dal geniale (colui che possiede doti mentali superiori), dall’abile (colui che sa compiere con destrezza una certa operazione). È uno che sa produrre il “nuovo”, qualcosa che senza di lui non apparterrebbe alla realtà.

Il paradigma deriva dall’esempio biblico, la creazione del mondo da parte di un’entità onnipotente in grado di compiere una simile impresa. Il termine che più si avvicina al “creativo” è quello di inventore, la persona che svela una realtà non nota o un procedimento originale utilizzabile per migliorare la vita concreta.

Il creativo è come un demiurgo

Non si addice ai creativi il paradigma classico dei raggruppamenti umani, casta, classe, ceto, gruppo. Non è possibile ricondurli a simili classificazioni perché le loro doti sono totalmente individuali, e dunque estranee alle tipologie proprie alle associazioni. Sono un fenomeno attualmente rilevante per la società, ma anteriormente sporadico e considerato eccezionale.

Una debole analogia si può stabilire tra i creativi e alcune frange intellettuali della storia occidentale, per esempio i trovatori del XIII secolo, gli umanisti del XV, gli illuministi del XVIII. Si tratta solo di somiglianze, non di fattori sociali concludenti, i creativi in realtà sono altra cosa rispetto a quelle forme culturali.

Esistono davvero i “creativi” nella società attuale? Esistono e sono diventati essenziali per il funzionamento stesso dell’economia e della produzione. Lo sono per il capitalismo, il sistema economico attualmente dominante nel mondo.

Cercherò di dire come l’ apparizione di questi soggetti abbia portato a un riconoscimento pressoché unanime della loro utilità nella competizione mondiale. Per capire tutto ciò occorre individuare le fasi recenti del capitalismo, le più vicine a noi, le più importanti per la comprensione del medesimo come sistema dominante.


No creativo - no capitalismo

Si possono distinguere due fasi collocabili entrambe nella seconda metà del XX secolo. La prima inizia attorno agli anni ’70, la seconda nell’ultima parte del ‘900: il post-industriale e la cosiddetta società creativa. Carattere della prima: la conoscenza scientifica diventa “mezzo di produzione”, parte principale dei processi produttivi e della competizione internazionale. La seconda quel modo di produrre che ha bisogno di superare di continuo l’esistente per poter durare nel tempo.

L’ apparizione del nuovo soggetto è facilitata da acquisizioni scientifiche eccezionali come l’informatica, l’intelligenza artificiale, la robotica, ecc. e dalle loro applicazioni tecnologiche continuamente superabili. Tali comparti si aggiungono alle aree creative pregresse, come la moda, la gastronomia, lo spettacolo, il design, ecc. già familiari al pubblico.

Il capitalismo attuale non potrebbe sussistere senza i creativi, come non potrebbe durare senza gli scienziati, i ricercatori, i tecnici, ecc. Il capitalismo ha bisogno di queste forze sociali, se non ne utilizzasse i contributi perderebbe vigore e capacità di resistere nel difficile mondo odierno.

Ci si può domandare: continuerà nel tempo tale fenomeno? Oppure a poco a poco o d’improvviso si spegnerà? Esso è ormai un metodo essenziale nella competizione economica mondiale. L’Occidente è sottoposto alla sfida delle potenze emergenti, dobbiamo sperare che i creativi aiutino per molto tempo l’universo occidentale a mantenere la propria efficienza a fronte delle aspre competizioni alle quali è sottoposto.


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