Come sarà il tuo ufficio nel 2050

Richiesta una conoscenza più approfondita dei sistemi informatici e colleghi robot

Dominio della tecnologia

Altro che furbetti del cartellino o raccomandati: la competenza e la formazione, aggiornata e puntuale, saranno le conditio sine qua non per ogni attività lavorativa e avremo anche dei robot come colleghi. Per Paul Mason, direttore tecnologie emergenti per Innovate UK (l’agenzia di innovazione del Regno Unito, un organismo pubblico), sopravviverà l’essere “più adattabile”.

Alcuni esperti provenienti dal mondo accademico, imprenditoriale ed economico, sono stati invitati dalla testata inglese The Guardian per discutere sul tema del lavoro nel 2050. Gli invitati hanno espresso all’unanimità la centralità del preparazione. “I lavoratori del futuro -spiega Anand Chopra-McGowan, capo sviluppo business della General Assembly– dovranno essere altamente adattabili e destreggiarsi tra tre o più ruoli diversi alla volta”. L’idea di “un lavoro per tutta la vita” sarà, in sostanza, un evanescente retaggio romantico. “L’idea della formazione continua -spiega Mark Spelman, membro del comitato esecutivo per il Forum economico mondiale– è ottimistica: immagino che ci saranno dei blitz formativi di un giorno, durante i quali le persone acquisiranno rapidamente nuove competenze e poi saranno impiegate per un mese, finché saranno necessarie”.

Una visione che dà largo spazio alle attività a tempo parziale e ai freelance.

La tecnologia avrà, naturalmente, un ruolo rilevante in ufficio o in qualsiasi altro ambiente lavorativo ma non per questo sostituirà dei professionisti.

I robot superano gli umani

“Se utilizzata -aggiunge Spelman- per ridurre gli incidenti, produrre cibo per le persone e risparmiare tempo, la tecnologia fornisce un grande valore sociale”. Aggiunge però che, al momento, questo concetto non va di pari passo con l’idea di massimizzare i profitti. “In futuro -conclude- dovremo coniugare il valore per la società a quello per gli azionisti”.

Brian Solis, analista di Altimeter Group, afferma che si avrà di certo bisogno di tecnici, come ingegneri e programmatori specializzati in robotica o ingegneri specializzati in droni. Ma ci saranno anche nuovi ruoli meno tecnici, come ispettori di qualità dei robot, formatori di robot e specialisti comportamentali per l’AI. Le professioni tradizionali continueranno di certo ad esistere, ma richiederanno una conoscenza più profonda delle tecnologie esistenti e dei sistemi informatici.

“C’è un grande potenziale per la robotica, ma -afferma il dottor Sabine Hauert, docente di robotica dell’Università di Bristol- bisogna ricordare che creare robot è difficile. I robot possono essere programmati per eseguire compiti specifici, non per fare tutto. Per Masayoshi Son, Ceo della compagnia Softbank, tra trent’anni i robot supereranno gli umani: alcuni voleranno, alcuni nuoteranno, alcuni avranno due gambe, altri ne avranno centinaia. Proprio quest’anno SoftBank ha lanciato un fondo di investimento di 100 miliardi di dollari denominato SoftBank Vision Fund, che si concentrerà sull’intelligenza artificiale e sull’internet of things. Sempre secondo Son, entro il 2035 ci saranno 100 dispositivi IoT per ogni individuo.

“Da un punto di vista tecnologico, i robot -spiega Claudio Moriconi, responsabile Laboratorio di Robotica dell’Enea- potrebbero raggiungere l’uomo nelle attività lavorative ma nel concreto non è detto. Il robot potrebbe sostituire l’uomo nelle mansioni “ripetitive”, per esempio ordinare le provette in un laboratorio di analisi oppure svolgere il lavoro manuale in un cantiere. In futuro ci sarà di certo una maggiore partecipazione dei robot nel mondo del lavoro, ma sempre sotto la supervisione dell’uomo“.

Fonte Wired

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