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Dove osano le idee

Intervista a Simone Elmi, scalatore e progettista de “La Falesia dimenticata”

Insieme verso la vetta

Sulla base di quali criteri Eppela sceglie i progettisti da intervistare? Spesso perché i progetti in questione sono a un passo dal traguardo e meritano un po’ di visibilità in più per l’impegno profuso durante la campagna. Altre volte, invece, l’argomento dell’idea finita sotto i riflettori incuriosisce talmente tanto che, un suo approfondimento, è quasi naturale. Nel caso di La Falesia dimenticata parliamo di arrampicata sportiva, un argomento affascinante quanto sconosciuto, almeno in parte (per quanto riguarda il nostro team). Entrare nei tecnicismi per noi neofiti sarebbe difficile quanto inutile, ma parlando di arrampicate da record e falesie impegnative il web offre un ventaglio d’informazioni davvero ampio. Scopriamo che tra le pareti più difficili al mondo, le Trango Towers in Patagonia sono una meta ambita da tutti i climber. La difficoltà sta, soprattutto, nell’altezza del punto d’inizio della parete: ben 6000m! Oppure, degna di menzione è La Dura Dura in Spagna dove è si trova la via più difficile al mondo. Difficile ma non impossibile grazie all’impresa di due famosissimi climber, Ondra e Sharma, capaci di giungere in cima dopo ben due anni di studio per capire quale fosse la strada migliore da percorrere. E in Italia? Simone Elmi parla del suo progetto: la sua scalata verso il budget prefissato.



Da cosa nasce la passione per l’arrampicata sportiva?

La passione per la scalata nasce dalla voglia di contatto con la natura mixata con la componente roccia che coinvolge il senso del tatto in modo profondo e della dimensione verticale che ti fa percepire una nuova dimensione dell’equilibrio e del movimento. I cinque sensi che lavorano insieme alla coordinazione, l’equilibrio, i condizionamenti….un concentrato fortissimo di sensazioni!

Cosa rappresentava per voi climber questa falesia?

Vuoi dire cosa rappresenta! La roccia è ancora lì e dopo 25 anni d’abbandono non ci resta che riappropriarcene. E’ una falesia che rappresenta in sè tutte quelle caratteristiche di eccellenza ed unicità che una parete d’arrampicata deve avere per essere considerata speciale: roccia unica, un conglomerato a buchi che in Italia non si trova, esposizione favorevole per scalare tutto l’anno, un bellissimo prato alla base, una sorgente d’acqua che esce ai piedi della parete, un panorama unico e aperto.  Si tratta ora solo di tornare a metterci su le mani, dopo chiaramente un grosso lavoro si sistemazione.

Avete luoghi d’incontro alternativi? Una falesia vale l’altra?

Le falesie in Italia e nel mondo sono tantissime, qui nella nostra zona delle Dolomiti di Brenta, valle del Sarca ed Arco se ne contano più di 130. Ma questa falesia è una vera chicca, un gioiello, un quadro raro, un monumento naturale unico. Per questo un bene unico e di indubbia bellezza deve tornare patrimonio di tutti!

C’è stato un tentativo iniziale di confronto con il proprietario? Cosa è successo?

E’ una lunga storia iniziata più di 25 anni fa, quando i primi climber hanno adocchiato questa falesia e iniziato ad attrezzare i primi intinerari: se ne contavano più di 40. Poi la frequentazione divenne assidua e forse insostenibile per un terreno privato ed il proprietario legittimamente decise di interdirne l’accesso e tolse tutti gli ancoraggi sulle vie. Si contavano allora nei week end anche 60/70 persone.

Dopo 25 anni è arrivato il momento di unirci e riaprire questo luogo. Il proprietario si è mostrato all’inizio restio, ma l’abbiamo convinto a vendere alla nostra associazione sportiva il terreno, lusingato dalla bontà dell’idea. Abbiamo firmato un compromesso per la vendita del terreno e ci siamo imbarcati in questa avventura!

Perché avete scelto il crowdfunding? Quali sono le prime sensazioni?

Perché un crowdfunding? Non abbiamo avuto dubbi su questo! Ci è sembrata la naturale conseguenza di questa iniziativa. Non stiamo cercando di realizzare qualcosa solo per noi, ma per tutti e quindi ci è sembrato coerente e naturale lanciare questo messaggio attraverso un crowdfunding: tutti nel loro piccolo possono contribuire a realizzare un’idea nell’interesse di tutti. Trovo che il messaggio del crowdfunding sia bellissimo e che parteciparvi sia arricchente, un buon cibo per l’anima.

Riguardo alle prime sensazioni…….sinceramente? Impegnativo! Bisogna veramente crederci per sostenere un progetto di crowdfunding e soprattutto essere una squadra affiatata!

Elenca tre motivi validi per sostenere il progetto.

- La valenza sociale del messaggio, riappropriarsi come comunità di un bene che deve essere patrimonio di tutti per la sua unicità.

- L’unicità dell’iniziativa: mai prima d’ora era stato fatto un tentativo concreto di riaprire una falesia per arrampicare. Tante falesie e pareti sono state chiuse perchè situate su terreni privati, ma mai si era tentato di riaprirle.

- Perché #NONDISOLOGRADO SI VIVE! Chi ha orecchie per intendere, intenda!

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