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Gig economy d'acciaio

Il 47% dei lavoratori tra i 16 e i 24 anni vuole un lavoro. La percentuale però crolla al 14% tra gli over 55.

Il lavoro on demand avanza in Europa

La Gig Economy, vale a dire il lavoro «on demand», avanza in Europa. Questo almeno è quel che raccontano le statistiche raccolte da Adp, società che si occupa di lavoro e che è leader mondiale nella fornitura di soluzioni di Human Capital Management (Hcm). Adp ha interrogato 10.000 lavoratori in Europa e ha scoperto che il 68% degli intervistati è interessato, o prenderebbero in considerazione, un’occupazione autonoma o da freelance. In Italia questa percentuale è analoga ed è pari al 65% degli intervistati. Il lavoro da casa, quello del professionista freelance starebbe insomma diventando sempre più di appeal. A favorire la tendenza sarebbero anche le nuove tecnologie e il sogno del lavoro da casa, più flessibile e che si concilia con gli stili di vita dei nostri giorni. 

Dalle parole ai fatti: un quarto (26%) di chi ha risposto al sondaggio europeo ha dichiarato di progettare attivamente il piano B verso questo tipo di soluzione. Ci sono però differenze a seconda della cartina geografica. I dipendenti olandesi e spagnoli sono quelli più propensi a prendere in considerazione il lavoro autonomo o da libero professionista. Un terzo di questi sta valutando attivamente questo tipo di possibilità (34% e 33%). Per contro, i dipendenti tedeschi e francesi sono quelli meno orientati alla Gig Economy e circa la metà di questi (49% e 43%) afferma di non essere affatto interessata. 

I pro dello stile di vita indipendente sono evidenziati dalle opinioni di coloro che sono attualmente lavoratori autonomi e che riferiscono di maggiori livelli di soddisfazione nel lavoro (75% contro 70%). Anche le altre motivazioni di questo gruppo sono indicative delle ragioni di tale scelta: a parte la retribuzione, il 39% sottolinea la possibilità di lavorare dove e quando vuole mentre il 30% cita il buon equilibrio tra lavoro e vita privata

Scelta o necessità?

Molte persone stanno abbracciando la Gig Economy più per necessità che per scelta. Ciò potrebbe essere un’indicazione allarmante della mancanza di contratti di lavoro migliori. Dal momento che la percentuale di lavoratori stipendiati a tempo pieno e con il cosiddetto «posto fisso» sta diminuendo, le persone che si trovano a dover affrontare questo nuovo scenario occupazionale potrebbero sentirsi spinte a crearsi il lavoro autonomamente, in modo da compensare il gap. C’è però un altro dato che fa riflettere: non tutte le fasce di età abbracciano i nuovi lavori della Gig Economy.  

Nella fascia 14-24 sono l’85,7% i ragazzi che pensano potrebbero valutare il lavoro «on demand», la percentuale scende al 76,4% tra i 25 e 34 anni. Nella fascia 35-44 siamo al 72%, in quella 45-54 al 65% mentre sopra i 55 si scende al 49,5%. Con l’età più avanzata e la maggiore esperienza prevale la scelta del vecchio posto tradizionale. Il dato è confermato dalla percentuale di chi attivamente sta abbracciando la possibilità di mettersi in proprio. Tra i più giovani (16-24 anni) si arriva al 47% degli interrogati. Dai 55 anni in sù solo il 14% si sta davvero muovendo. 

Fonte La Stampa

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