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Aziende e atenei innovano

Il rapporto "ItaliaDecide": la crescita dipende dall'eccellenza scientifica.

Sinergie virtuose

Università, Ricerca, Crescita. Il titolo è già un po’ involontario atto d’accusa. E un po’ soluzione subliminare. Perché sembra un salto logico, con quella liaison diretta tra scienza e crescita economica, tra brevetti e Pil. Ma è proprio questo il punto non più rinviabile: la benzina della crescita economica (leggi occupazione) è l’innovazione e questa dipende dall’eccellenza scientifica, dalla curiosità, dalla voglia di scoprire, che sia in un laboratorio con gli alambicchi o in una start up con codici e algoritmi. Tutto ruota intorno a questo quesito: come creare una sinergia tra accademia e impresa? Se c’è un elemento isolabile nei modelli di successo (Silicon Valley, Silicon Wadi israeliana, etc.) è questa sinergia. Un po’ ciò che si vorrebbe creare, per esempio, con lo Human Technopole milanese.

Qualità e perfezione

Il Rapporto 2017 di ItaliaDecide (edito da Il Mulino), che verrà presentato mercoledì alla Camera alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, si prefigge di fare leva sulle cose che funzionano (sono riportati i casi di successo dell’Università di Trento e della start up Gelesis) per provare a correggere quelle che non funzionano. Peraltro in un macro-contesto oleoso che è inutile nascondersi: da una parte i finanziamenti pubblici alla ricerca che la dittatura dei bilanci di Stato in calo rendono sempre più light (9,5 miliardi l’anno). Dall’altra la grande azienda che c’è sempre di meno. Una ricerca Istat richiamata dal rapporto nelle prime pagine mostra subito il terreno di coltura infruttuoso: le Pmi non solo non innovano ma, addirittura, arretrano. "Nel luogo dell’innovazione, atenei e start up, l’Italia ha dei territori di eccellenza — ragiona Eugenio Aringhieri, il ceo di Dompé che ha partecipato all’elaborazione del Rapporto — ed è lì che c’è un pezzo del nostro vantaggio competitivo. Certo, vanno avvicinati al mondo reale: premiamo le pubblicazioni e i brevetti (che sono in crescita, Ndr) ma andrebbero anche valutate le capacità dei brevetti di creare lavoro, il passaggio dal valore scientifico a quello commerciale. Quante di quelle patenti sono rimaste nel cassetto? La qualità c’è, bisogna perfezionarla". Non facile in un Paese in cui l’aspetto commerciale è spesso stato giudicato di serie B dalla scienza: già nella seconda metà dell’Ottocento Galileo Ferraris e Nikola Tesla lavorarono sulle stesse scoperte (campo magnetico e motore elettrico). Vinse Tesla perché a differenza di Ferraris, come si legge nella sua divertente autobiografia Le mie invenzioni, brevettava tutto. Lo stesso Copione ci fu tra Antonio Meucci e Alexander Graham Bell per il telefono.

Fonte Corriere della Sera

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