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Intervista a Costanza Zaino, responsabile del progetto Innesto Creativo

La porti un bacione a Firenze

Chi di noi non si è mai fermato, per un motivo o per un altro, alla stazione di Firenze Santa Maria Novella? Pochi, forse nessuno, come altrettanto poche sono le persone che conoscono il suo progettista. Si tratta di Giovanni Michelucci, uno dei maggiori architetti italiani del XX secolo. Villa Il Roseto, sulle colline fiorentine, costituiva la sua residenza e, attualmente, è sede della Fondazione che porta il suo nome. In questa villa il tempo si è fermato. Non abbiamo mai avuto l’occasione di visitarla personalmente, per questo abbiamo chiesto di più a Costanza Zaino, responsabile del progetto Innesto Creativo, attraverso il quale desidera valorizzare la Fondazione Michelucci, rendendola uno spazio di cultura, arte e condivisone della città. Dalle sue parole si evince un legame forte con questa Villa, un attaccamento che va ben oltre il progetto di crowdfunding proposto, una passione davvero contagiosa.



Qual è il tuo legame con Villa Il Roseto?

La prima volta che sono entrata a Villa Il Roseto mi ha colpito il senso di comunità che vi si respira. Nonostante la dimensione domestica, pervasa dai ricordi personali di Giovanni Michelucci, è uno spazio di lavoro condiviso in cui coesistono più progetti di ricerca di ambiti diversi.

Non appena si esce nel giardino si resta abbagliati dallo splendido panorama su Firenze e i terrazzamenti con gli ulivi, su cui si snodano i percorsi, riportano alla memoria tempi lontani. Aprire questo giardino agli abitanti e alle associazioni significa dargli una nuova veste collettiva, mutevole e partecipata.

Quali attività sono state fatte in questi anni dalla Fondazione?

La Fondazione Michelucci è un centro di ricerca creato nella casa-studio dell'architetto dove ancora oggi è possibile ammirare i mobili originali da lui progettati, i disegni e i modelli delle sue opere. Se da una parta la finalità della Fondazione è legata quindi al ricordo, alla memoria e alla tutela delle opere di Michelucci - essa opera nel dibattito dell’architettura e dell’urbanistica contemporanea - dall’altra parte la Fondazione si occupa del disagio abitativo e delle politiche che è possibile mettere in campo per combattere la sofferenza urbana.

Firenze può tornare a quel fervore culturale degli anni’80? Qual è la situazione attuale?

Assolutamente sì, ma solo se riusciamo a superare i metodi canonici e tradizionali. Oggi la realtà che ci circonda cambia a una velocità senza pari. Bisogna saper rinnovarsi senza perdere di vista gli obiettivi. Per far ciò ci sono moltissimi strumenti digitali a nostra disposizione, uno di questi è proprio il crowdfunding.

A quale pubblico si rivolge l’attività della Fondazione?

La Fondazione Michelucci ha sempre avuto una tipologia di pubblico diversificato in linea con il pensiero "michelucciano": architetti, paesaggisti, urbanisti, persone che operano nel campo del sociale. Con Innesto Creativo vogliamo riconnettere la Fondazione con le associazioni culturali del territorio ma soprattutto con i suoi abitanti che possono così godere di un bellissimo spazio e trovarvi un luogo di incontro e diffusione culturale.

Anche le aziende potranno fare la loro parte: l’attenzione degli ultimi anni di alcune imprese a progetti di riqualificazione urbana trovo che sia un elemento estremamente positivo per la valorizzazione del patrimonio territoriale collettivo.

Perché la scelta del crowdfunding? Quali sono le prime sensazioni?

La scelta del crowdfunding nasce dalla volontà di ripensare il giardino di Michelucci in una dimensione utile e aperta, che metta in luce non solo il valore paesaggistico e architettonico di questo luogo ma soprattutto il valore relazione che si può creare da esso. E in che modo farlo se non agendo attraverso uno strumento partecipato e attivo?

Le prime sensazioni che abbiamo provato sono moltissime, sicuramente tantissima gratitudine e appagamento! Condividere questo progetto con tante persone, stimolare un dibattito sullo spazio pubblico e sulla promozione culturale, creare nuove relazioni e rafforzare quelle preesistenti, tutto questo ci rende ancor più motivati e propositivi.

Elenca tre motivi per i quali il progetto merita di essere sostenuto.

  • Perché pone l’attenzione sulla valorizzazione del patrimonio territoriale e culturale.
  • Per le ricompense: dal teatro, alla musica, alla fotografia e alla pittura... ce n’è per tutti!
  • Per creare una rete solida tra enti, associazioni e abitanti. La gestione dei beni comuni dev’essere frutto di scelte condivise e partecipate.
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