Pizza batte web

La catena americana Domino's supera in Borsa Google.

Pomodoro, mozzarella e tecnologia

Il software sta mangiando il mondo, afferma il guru del digitale Marc Andreessen. Ma il mondo, e in particolare gli Stati Uniti, continuano a mangiare pizza. La cara vecchia pizza, sempre più pizza. Si spiega così una delle più spettacolari performance societarie degli ultimi anni, quella della catena di fast food Domino’s, specializzata in margherita e varianti. Scesa ai minimi termini in Borsa nel 2008, sotto i 5 dollari, oggi, dopo aver inanellato 22 trimestri di crescita costante delle vendite, ne vale oltre 160. Morale? Dalla sua quotazione nel 2004 Domino’s ha assicurato ai suoi investitori un ritorno complessivo, tra rivalutazione del titolo e dividendi, del 2400%. Ben superiore, sottolinenano alcuni analisti, al risultato comunque record, 1554%, realizzato dalla più innovativa società dei nostri tempi. Udite, udite: Google.

Critiche in piazza

La rivincita della vecchia economia su quella nuova e digitale? Fatte le dovute proporzioni, Domino’s capitalizza circa 8 miliardi, Google oltre 500, Metà della storia in effetti è questa. Perché la rinascita del suo marchio, fino a una decina di anni fa considerato tra i fast food meno gustosi, è partita proprio da aspetto e sapore delle sue pizze. I consumatori interpellati dai sondaggi dell’azienda descrivevano la salsa di pomodoro come ketchup, e associavano la consistenza della crosta a quella del cartone. Quando nel 2010 è diventato amministratore delegato, Patrick Doyle ha deciso di non nascondere quei giudizi. Anzi, ne ha fatto il cuore di una serie di spot televisivi, assicurando ai consumatori che da quel momento in avanti avrebbero assaggiato un prodotto del tutto diverso. Non una pizza napoletana, paliamo pur sempre di fast food, ma almeno una decente.

Ordini via emoticon

L’altra metà della storia però è molto diversa, e racconta che in fondo Domino’s e Google non sono poi così diverse. “Siamo una società tecnologica tanto quanto una società di pizza”, ha detto di recente Doyle. Perché c’è una base tecnologica enorme alla base della rinascita di Domino’s, che mentre la rivale Pizza Hut e gli altri giganti del fast food perdevano colpi, l’ha portata a riprendere la sua espansione globale e aprire alcuni punti vendita pure in Italia. Il 50% degli ordini negli Stati Uniti arrivano attraverso i canali digitali (da poco basta anche una emoticon in chat), il suo sito è tra i primi cinque e-commerce del Paese e nel quartier generale di Ann Arbor, Michigan, metà degli 800 dipendenti lavora su software e analitica, il pane di Google.

Poi c’è l’aspetto Amazon, quello della consegna, su cui la catena ha lavorato senza sosta per renderla sempre più veloce e affidabile. Ora, proprio come la società di Jeff Bezos, sperimenta con i droni: in Nuova Zelanda i clienti già vedono la pizza planare a casa loro trasportata dagli elicotterini guidati a distanza, mentre in Australia è stato sperimentato un mini veicolo robot su ruote. Il nuovo mondo ha sempre voglia di margherita.

Fonte Repubblica.it

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