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L' anno della sharing

Nel 2017 i colossi della sharing economy pronti a quotarsi a Wall Street

Super Ipo

Prossimo passo la conquista della Borsa. La sharing economy, secondo le stime di PricewaterhouseCoopers, genera ogni anno ricavi tra i 15 e i 20 miliardi di dollari. Uber vale 20 euro di Pil americano per ogni utente che la usa per muoversi. Airbnb in un anno ha messo a disposizione dei suoi clienti 600 mila camere. Le stesse che un colosso come Hilton ha messo assieme in 93 anni di vita.

L’economia della condivisione, proprio con i frontman Uber e AirBnb, è pronta a fare l’ultimo salto nel capitalismo che conta: la quotazione che conta. Tra le Ipo (Offerta pubblica iniziale) che sono in programma nel 2017 - si ipotizza una raccolta di 4 miliardi di euro - molte riguardano proprio la sharing economy, ribaltando l’assunto che finora ha fatto impazzire i mercati: non più e non solo start-up tecnologiche create con pochi mezzi, ma compagnie in grado di poter contare su clienti e servizi reali.

E il rating s'impenna

Non a caso Credit Suisse ha alzato il rating di quei giganti del mercato che, indipendente se nel novero della Old o della New economy, sono in grado di dare servizi in condivisione. Come le società di noleggio di auto Hertz e Avis, che potrebbero beneficiare della diffusione del car sharing, le assicurazioni Axa che starebbero studiando sistemi di protezione unica per Uber o Zipcar, fino ad Amazon che ha già scoperto per le consegne il mondo dei delivery service (servizi di spedizione) o Facebook e Yelp, che sono di fatto le migliori piattaforme per “vendere” e far conoscere i servizi della sharing.

Uber uber alles

Il pezzo forte tra le Ipo è Uber, che vale circa 68 miliardi, anche grazie a un funding di 12,46 miliardi. E il Ceo Travis Kalanick guarda a una vera “operazione pubblica” dopo aver rifiutato il collocamento privato ventilato nei mesi scorsi da Morgan Stanley e Bank of America verso una clientela private molto munifica. Il mercato si aspetta uno sbarco imminente da parte di Airbnb, sempre più prossima a trasformarsi in un'agenzia turistica a tutto tondo. E premono in questa direzione anche suoi finanziatori storici come Sequoia Capital, General Atlantic e Tiger Global, che hanno permesso al boss Scott Shatford di portare il funding a livelli altissimi (circa 4 miliardi).

Largo ai giovani

Sempre sul mercato è attesa presto una delle realtà più giovani e del “grocery delivery” (spedizione di alimentari), Instantcart, che non a caso si è data alla fine del 2016 anche un direttore finanziario e ha allargato le partnership (Cash & Carry, PlateJoy e Publix). Prossima all’Ipo è Glassdoor, servizio che è diventato famoso in tutto il mondo perché raccoglie i giudizi sulle grandi aziende, fatti anonimamente da dipendenti ed ex dipendenti. Sono 30 milioni gli utenti di 190 Paesi che lo animano. Non a caso ha investito un gigante del private equity come T. Rowe Price. Molto interesse anche per Thumbtack, rete che mette in collegamento professionisti d’alto lignaggio e grandi aziende.

Fonte Lettera 43

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