Ridi che ti passa

Intervista a Giulia Puccetti, progettista del progetto Adotta un Clown

Progetti contagiosi

Iniziamo il nuovo anno con il sorriso. Lo facciamo grazie a un progetto che, proprio grazie a esso, desidera portare allegria nei reparti pediatrici di alcuni ospedali toscani. Adotta un Clown, sostenuto da CrowdChianti, è un mix di speranza, professionalità, gioia di vivere. La mente va al film Patch Adams: “Ridere è contagioso! Noi dobbiamo curare la persona, oltre alla malattia”. Per Giulia Puccetti e per altri clown dottori questa non è solo la frase di un film, ma una vera e proprio filosofia di vita. Così come il sorriso, anche l’entusiasmo di Giulia e dei suoi colleghi è contagioso, scopriamolo in questa intervista.



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Quando nasce il progetto Adotta un Clown?

Adotta un clown' nasce qualche mese fa da un pensiero che la nostra Cooperativa aveva nel cassetto da un po' di tempo. Da anni siamo presenti nelle Pediatrie della Toscana ma non avevamo ancora affrontato in modo concreto una campagna di crowdfunding, forse perché mai come adesso ci troviamo ad avere necessità di fondi in modo così impellente; I bambini hanno sempre bisogno di ridere e noi abbiamo deciso che ci occuperemo con tutte le nostre forze di dare loro questa possibilità.

L'incontro con 'Eppela' ci ha aiutato a dare forma a questa avventura e adesso chiediamo alle persone di adottare uno dei nostri clown che possa andare tutti i giorni in ospedale come suo ufficiale ambasciatore della risata.

Puoi raccontare qualche episodio particolarmente significativo della vostra attività?

Mah, è difficile raccontare un episodio e soprattutto è difficile trovarne uno che rappresenti in maniera oggettiva il vissuto di tutti e sei i clown dottori... Io personalmente ne ricordo tanti di momenti e non mi va di sceglierne uno in particolare, mi sentirei di tradirne alcuni. Posso parlare di un'atmosfera generale che sono sicura tutti noi percepiamo o abbiamo percepito; non siamo supereroi e certe definizioni autocelebrative e mistiche rispetto al nostro lavoro le trovo fuori luogo. Però c'è una cosa "magica" che avviene con l'uso dell'arte del clown il quale racchiude in sé il comico e tutte le sue sfaccettature ludiche, ma anche la delicatezza, l'empatia, la dolcezza, la tenerezza, la calma, la poesia... ed è quella di avere la possibilità di trasformare le emozioni, di cambiarle entrando in contatto sincero con chi si ha di fronte e attraverso la comprensione offrirgli un'altra strada di fonte al dolore: "lo so che hai paura, ma proviamo a 'guardare' insieme da quest'altra parte".

Qual è la diffusione della comicoterapia in Italia?

La comicoterapia in Italia è un fenomeno complesso. Più diffusa di quello che si crede - nella stessa Toscana si contano almeno tre o quattro realtà - è organizzata in maniere e forme diverse a seconda dell'Associazione o della Cooperativa che la propone. Di sicuro per tutte esiste una formazione specifica che distingue il volontario dal clown dottore professionista; per quest'ultimo l'iter è più lungo e più impegnativo e, una volta in ospedale, garantisce un servizio continuativo e approfondito. Al momento, dunque, c'è una diffusione considerevole (soprattutto al centro e al nord) ma non esiste un codice comune a tutte le organizzazioni che ne riconosca la professionalità in modo unitario. Una cosa è certa: esistono realtà più o meno accreditate e un modo per capirlo è, tra gli altri, la presenza che queste dimostrano di avere sul territorio, nonché la collaborazione stabilita nel tempo con gli ospedali in cui lavorano.

Perché la scelta del crowdfunding? Quali sono le prime sensazioni?

Come accennavo prima, la scelta del crowdfunding arriva in un momento di necessità, in cui ci troviamo a vivere una grossa incertezza per quello che riguarda i nuovi contributi da parte delle istituzioni. A causa di alcuni prossimi cambiamenti nella conformazione delle Unità Ospedaliere toscane, attualmente non sappiamo quanto e se continueremo ad avere delle sovvenzioni sufficienti per portare avanti il nostro lavoro coi bambini ricoverati. In alcuni ospedali prestiamo servizio tutti I giorni e questa presenza costante ci dà modo di curare la relazione col bambino e I suoi genitori, ma anche di stabilire un rapporto di fiducia con il personale ospedaliero con il quale lavoriamo a stretto contatto. Sarebbe un peccato dover ridurre o, nei casi peggiori, essere costretti a sospendere il sorriso e il divertimento ai bambini che non hanno nessuna colpa di essere ricoverati.

Le prime sensazioni riguardo al crowdfunding sono di sicuro molto positive. Non ci aspettavamo una risposta così rapida e immediata da parte delle persone. In tante ci conoscono e conoscono il nostro lavoro, va detto, ma bisogna dire che la risposta è stata generosa anche da parte di chi ci ha conosciuto tramite questa iniziativa. In ogni caso, il percorso è ancora lungo, c'è ancora tanto da raccogliere e mi auguro che riusciremo a raggiungere l'obiettivo.

Elenca tre motivi per i quali il progetto merita di essere sostenuto.

Eccoli:

1) perché crediamo nell'importanza di quello che facciamo e vorremmo continuare a farlo,

2) perché è scientificamente provato che ridere fa bene alla salute,

3) perché I bambini hanno il diritto di continuare a divertirsi anche in situazioni difficili.

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