Eredità digitali di governo

Innovazione, startup e industria 4.0. Ecco i lasciti digitali del Governo Renzi

Giudizi tecnologici, non politici

Per i giudizi politici c’è tempo. Ma ricostruire i fatti è già possibile. In tema di innovazione e startup, il governo Renzi è stato molto attivo. Ha arricchito con norme, agevolazioni e risorse la startup policy inaugurata nel 2012 con il decreto Crescita 2.0. Ha coinvolto personalità di spicco per gestire la digitalizzazione del Paese. Ha dimostrato in più occasioni di considerare, anche simbolicamente, quella dell’innovazione digitale una sfida chiave per l’Italia. Ecco una breve ricapitolazione delle più significative eredità digitali che ci consegnerà attuale esecutivo.

Industria 4.0.

Per supportare le 6.673 startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese (al giorno 5 dicembre) e dare loro un ruolo chiave nello sviluppo di Industria 4.0 in Italia, il governo ha previsto detrazioni fiscali più ampie ; la detassazione del capital gain; la possibilità di cedere le perdite fiscali, per i primi 3 anni di vita della startup, a società quotate “sponsor” che a loro volta possono dedurre l'intero ammontare dalle tasse; e la partecipazione, attraverso Cassa depositi e prestiti e Invitalia, a fondi dedicati a startup che si occupano di Industria 4.0 e a progetti ad alto contenuto tecnologico; fondi dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico. Nel complesso, il piano Industria 4.0 arriva fino al 2020 e prevede un impiego di risorse pubbliche per 13 miliardi e la mobilitazione di investimenti privati per 24 miliardi, di cui 2,6, appunto, su nuove imprese. Tra le misure, tempi più lunghi per il superammortamento al 140% e introduzione di un iperammortamento al 250%. In altre parole, chi acquista macchine intelligenti può ammortizzarle a un valore maggiore rispetto a quanto le ha pagate.

Investimenti agevolati

Con il piano Industria 4.0, l’esecutivo Renzi ha previsto nuove regole per le agevolazioni fiscali: l'aumento dell’investimento massimo agevolabile per le persone fisiche fino a 1 milione di euro; l'innalzamento a tre anni del vincolo minimo di destinazione dei capitali; l'aumento, al 30%, della detrazione (e della deduzione per persone giuridiche) per gli investimenti in startup e Pmi innovative.

Censimento Istat sulle startup

L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e il Ministero per lo Sviluppo Economico ha condotto nel 2016 la prima indagine nazionale sulle startup innovative, denominata #StartupSurvey. Il “censimento” ha analizzato, tra l’altro, la mobilità socio-economica dei componenti del team della società e le caratteristiche innovative dell’attività. I dati e le relative analisi saranno resi noti probabilmente nel 2017.

Equity crowdfunding

Nel 2013, l’Italia è stato il primo Paese a dotarsi di un regolamento specifico per l’equity crowdfunding, la possibilità di investire attraverso portali online (autorizzati dalla Consob) in startup e Pmi in cambio di quote societarie. Il governo Renzi ha fatto in modo che la disciplina di questa modalità di raccolta fondi diventasse più semplice, per allagare la platea di possibili investitori e ridurre i costi. Con la delibera Consob del 24 febbraio 2016 sono state previste diverse novità, tra cui la semplificazione della procedura di verifica dell’appropriatezza dell’investimento rispetto alle conoscenze dell’investitore permettendo agli stessi: il controllo può essere effettuato online anche dagli stessi portali e non solo dalle banche. In più, è stato ampliato il novero dei soggetti che possono sottoscrivere una quota dell'offerta in qualità di investitori professionali. Sono stati ammessi gli “investitori professionali su richiesta”, e gli “investitori a supporto dell'innovazione” (per esempio, i business angel), identificati da Consob in base a criteri oggettivi. Con la legge di bilancio 2017, è previsto che lo strumento dell’equity crowdfunding venga esteso anche a tutte le Pmi (imprese con meno di 250 dipendenti, fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure totale di bilancio non superiore a 43 milioni) e non solo a startup e Pmi innovative.

Firma digitale

Dal 20 luglio 2016 è possibile costituire una startup gratis online senza notaio, collegandosi al sito del Registro delle imprese di InfoCamere e ricorrendo alla firma digitale. Il cammino della normativa sulla firma digitale è iniziato a marzo 2015, quando una disposizione contenuta nell’Investment Compact prevedeva la possibilità di costituire startup ricorrendo alla sola compilazione di un modulo standard “rinforzato” con firma digitale. La normativa è considerata un passo avanti sulla strada della semplificazione burocratica ma anche e soprattutto un vantaggio economico per lo startupper, che spesso è giovane e privo di capitali, perciò coglie volentieri tutte le opportunità di risparmio. In particolare, dai calcoli elaborati da EconomyUp con l’aiuto di alcuni esperti, è emerso che, scegliendo di costituire una startup innovativa senza ricorrere al notaio, uno startupper potrà risparmiare fino a 2000 euro se risiede al Nord e fino a 1600 euro se abita nel Sud Italia. Naturalmente chi lo desidera potrà continuare ad avvalersi di un notaio.

Per saperne di piu Economy Up

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