L’isola perfetta

Intervista a Miss Francesca Faro, protagonista di Vegan Island

Forchetta e violoncello

Chiudi gli occhi. Immagina l’odore di un piatto di fettuccine fumanti. Un odore che, avvicinandosi, diviene sempre più intenso, accompagnato da una musica hawaiana e da una voce calda e talentuosa. Hai pochi dubbi, considerando che in questo preciso istante, probabilmente, sei al freddo di Brugherio (è un esempio, nulla contro Brugherio): si tratta di un sogno. Ti svegli all’improvviso, sorridente e ti rendi conto che questo paradiso non è solo nella tua testa, è Vegan Island, è la voce di Francesca, sono gli strumenti di un gruppo nato da un’idea che ha avuto spazio anche in tv. Da non credere… Pieno di curiosità, non hai dubbi e remore sul da farsi, Francesca deve essere intervistata. Simpatica, precisa, passionale nei confronti di un progetto del quale va fiera, ci rende partecipi del suo mondo. Ok, forse il paradiso che immaginiamo è diverso, ma almeno oggi “il paradiso può attendere”.


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Quando, precisamente, hai/avete avuto l’idea Vegan Island?

L’idea di Vegan Island nasce quasi due anni fa, alla fine del 2014, dalla voglia di unire la mia professione di cantante e il mio amore per la musica alla mia passione per la cucina. Non sapevo ancora però come dare forma a quello che sembrava un progetto folle: creare un format di musica dal vivo e cucina! Da un paio di anni avevo fatto una scelta, quella di diventare vegana: l’ho fatto da un giorno all’altro, senza pensare troppo e volevo provare ad introdurre questa cucina, spesso considerata privativa, all’interno di un progetto in cui il gusto musicale e quello del palato convivessero. L’incontro con Flavio Pasquetto, autore e ideatore del format insieme a me, è stato determinante. Flavio è un musicista eccezionale, un chitarrista e uno dei pochissimi a suonare uno strumento meraviglioso e affascinante: la steel guitar, chiamata anche “chitarra hawaiana”. Lavoravamo già insieme da qualche mese quando gli ho parlato del mio progetto, e lui si è preso qualche giorno per pensare. Un giorno mi ha telefonato e mi ha detto di avere avuto una intuizione: perché non pensare di ambientare il programma su un’isola e di dargli anche una connotazione esotica, hawaiana? Abbiamo scelto di trasformare un appartamento in un set, il nostro amore per il vintage, per la musica Swing, Rock’n’roll, Western Swing ha fatto il resto. Ogni cosa è sembrata venire da sola, come se l’avessimo sempre saputo, come se Vegan Island fosse sempre stato nella nostra testa! Abbiamo creato la sigla, con una idea musicale di Flavio e il mio testo (e l’arrangiamento di Flavio e Fabrizio D’Alisera) che ha dato una forma a tutto, il format, la scenografia, formato la squadra di lavoro: una esperienza unica ed indimenticabile. Sono nati Miss Faro e i Brian&ThePalmas ovvero 5 musicisti e una cantante: la sottoscritta, che oltre che cantante è cuoca e presentatrice dello show, Flavio Pasquetto alla steel guitar e alla voce, Filippo Delogu alla chitarra e all’ukulele, Alberto Antonucci al contrabbasso, Fabrizio D’Alisera al sax baritono e il mitico Alberto Botta alla batteria. La regia video e la fotografia sono affidate a Valeria Tomasulo, la regia audio è di Alfonso Anagni. Presente in ogni puntata l’attore e performer Pietro Petulant, il “disturbatore” della serie! Fondamentale è stata la collaborazione di amici, colleghi e parenti, come la bravissima Monia Schietroma, ballerina di Tip Tap e l’attore, star del web, Claudio Colica.

A che punto è la cultura vegana in Italia?

Non ho dati a cui fare riferimento, ma da quello che vedo, da come ho vissuto e vivo questa esperienza, mi rendo conto che c’è ancora molto da fare per vincere i pregiudizi sui vegani e su una alimentazione semplicemente diversa da quella imperante. Io ho scelto con grande consapevolezza, avendo però a disposizione una vasta gamma di alimenti che mi hanno aiutato molto nella transizione, reperibili e disponibili, e a prezzi accessibili, perché vivo in una grande città come Roma. Ma non tutti hanno facilità a trovare le cose, se non su internet. Ho avuto la fortuna di avere proprio sotto casa, per alcuni anni, il negozio di Ivegan, oggi il più grande store, fisico e on line, di alimenti vegani. All’epoca avevano un piccolissimo negozio, ora sono diventati un punto di riferimento per tutti e sono sempre attenti ad ogni novità in circolazione. Per fortuna molte grandi catene di supermercati hanno oggi introdotto moltissimi prodotti vegan, dai formaggi di riso e soia, agli affettati; dai piatti pronti come hamburger di seitan, al latte vegetale di ogni tipo. Ci sono inoltre negozi bio disseminati ovunque dove trovare anche prodotti vegan e cruelty free. I piccoli centri rimangono ancora poco serviti, ma sento che le cose stanno cambiando. All’inizio ho parlato di differenza rispetto ad un tipo di alimentazione oggi imperante. Questo è un argomento importante. La dieta italiana, la famosa e dimenticata “dieta mediterranea”, aveva alla sua base un altissimo contenuto di frutta e verdura, legumi, cereali non raffinati. Oggi ci siamo completamente dimenticati di cosa significhi alimentazione “sana”: che si segua una dieta onnivora o vegana, il problema consiste in una sorta di “contrazione” nella scelta della varietà dei cibi da mangiare. Le persone, per estrema pigrizia, mangiano sempre le stesse cose: per fare presto schiaffano nei loro piatti fettine di carne di scarsa qualità, contorni surgelati e una grande quantità di piatti pronti, che dovrebbero essere l’eccezione, non la regola! L’introduzione di modelli alimentari differenti al nostro, come la moda alimentare americana (la più dannosa di tutte) hanno portato sulla nostra tavola sproporzionate quantità di grassi animali a noi prima sconosciuti. Al di là dei discorsi etici, il consumo di carne giornaliero, così come di cerali raffinati uniti a zuccheri (pane bianco, biscotti, cereali per la colazione) è dannoso.

Conosci qualcuno che conferma questo tuo punto di vista?

Io faccio sempre l’esempio del mio nonno materno, Guido: oltre a lavorare in polizia, ha sempre lavorato la terra, fino agli ultimi anni della sua vita. Ricordo che si alzava ogni giorno alle cinque in estate per andare a lavorare il suo orto e i suoi terreni per ore e ore, bruciando una grandissima quantità di energie. Ebbene, la sua dieta era quasi completamente vegetariana. Grande consumatore di legumi, fibre, pane integrale, credeva che il minestrone, rigorosamente mangiato con un fondo di pane duro cotto a legna, fosse il piatto migliore del mondo! Mangiava pochissima carne, soprattutto quando era più giovane, perché la carne all’epoca non era certo un piatto economico (anche questo ci dovrebbe fare riflettere: perché la carne nei supermercati costa così poco?), qualche formaggio fresco semmai e, per introdurre proteine, le uova delle sue galline, libere. Questo mi dimostra sempre che una alimentazione più sostenibile e consapevole è possibile, senza togliere nulla al gusto e alle energie, al di là dell’essere vegani. Il pregiudizio è ancora forte, ma la dieta vegana non deve essere privazione. Con Vegan Island proviamo proprio a fare questo: a fare capire che è possibile cucinare in maniera semplice e golosa, con sapore, senza doversi destreggiare in preparazioni complicate con alimenti di difficile reperibilità e dal nome incomprensibile! C’è poi il discorso etico, fondamentale, che io ho sposato pienamente, quello cioè che riguarda il rispetto della vita degli animali, che non dovrebbero nascere e crescere per servire l’uomo, né come cibo, né come capo da indossare.

La cucina italiana è già piena di piatti tradizionalmente vegani: le varie zuppe di verdure e legumi regionali, pasta e ceci, fagioli, lenticchie, panzanelle, purea di fave e cicoria pugliesi, sono solo alcuni dei piatti che si dimenticano di preparare, ma che sono già vegan! Bisogna ritrovare una semplicità e una cultura che in cucina, ormai mancano, e provare a cambiare.

Ci racconti qualche aneddoto delle vostre produzioni?

La nostra squadra di lavoro è formata prima di tutto da amici, che abbiamo la fortuna siano anche colleghi di lavoro. Musicisti e tecnici straordinariamente bravi e competenti. Ci vogliamo tutti molto bene e l’atmosfera è sempre divertente, stimolante. Uno dei giorni più divertenti è stato quello in cui abbiamo registrato il video della nostra sigla, uno dei nostri vanti! Quel giorno dovevamo rendere dal vivo tutte le nostre idee, anche quelle più assurde e tradurre in immagini lo spirito di Vegan Island. Di quel giorno abbiamo dei video secretati che non faremo vedere mai! Ma sicuramente un momento da ricordare è stato il giorno in cui abbiamo terminato la scenografia: dopo un lavoro di giorni e giorni, per costruire un set dal nulla all’interno di una casa, con pochi soldi, ma moltissimo ingegno, abbiamo visto il risultato. È stato come entrare per la prima volta lì dentro, una sensazione indescrivibile, un mix di emozioni e di consapevolezza: da quel momento avremmo fatto sul serio! Vegan Island è un programma “artigianale” se così si può dire, fatto con amore e dedizione e speriamo questo si noti all’interno delle nostre puntate. Ci abbiamo inserito tutte le nostre competenze, e vorremmo potere continuare a farlo e offrire un prodotto unico e divertente, per tutti, nessuno escluso.

Hai conosciuto Renzo Arbore? Come è stata l’esperienza in tv?

Ho conosciuto Renzo diversi anni fa, nel 2008, in un locale jazz a Roma, durante una jam session. Mi fece moltissimi complimenti dopo una canzone e mi disse che ero io la perfetta erede di cantanti come Peggy Lee, Anita O’Day: potete immaginare la contentezza! Negli anni la nostra amicizia è continuata e mi ha invitato a cantare con lui varie volte, l’ultima quest’anno ad Assisi per un concerto di beneficenza per i terremotati del centro Italia. Ricordo bene quando ci ha chiamato per Vegan Island. Mi lasciò un messaggio in segreteria divertentissimo che ancora ricordo: era entusiasta, trovava che fosse una idea geniale e nuova, divertente e colorata, come le sue trasmissioni. Renzo per noi è sempre stato un modello a cui ispirarci, e tra l’altro nel gruppo di Vegan Island suona proprio Alberto Botta, batterista storico dei programmi di Arbore, come “Quelli della notte. I suoi erano degli show sensazionali, intelligenti e leggeri, fatti da persone che non solo sapevano fare il loro mestiere, ma volevano una televisione che fosse un grande contenitore di idee. Essere invitati a partecipare ad un suo programma per pubblicizzare Vegan Island è stato un onore oltre che una grande emozione. Renzo ha voluto trasmettere la nostra sigla perché si capisse cosa fosse lo Swing italiano, e ci ha riservato uno spazio speciale. Non potremo mai ringraziarlo abbastanza.

Perché avete scelto il crowdfunding? Quali sono le prime sensazioni?

Ci siamo avvicinati al crowdfunding dopo un anno di promozione e di contatti e trattative con alcune produzioni televisive interessate a comprare il format, o a trasmettere una intera serie sui loro canali. Purtroppo però i tempi sono lunghissimi, perché le produzioni tendono a temporeggiare quando non hanno a che fare con persone già famose a livello televisivo e cercano di abbassare sempre di più le cifre per le produrre i programmi: in altre parole, se non se già famoso è difficile che le reti tv, seppure molto interessate, investano sul tuo progetto. Non c’è molto spazio per le novità e per i giovani: un classico italiano. Vista la grande solidarietà ricevuta invece dal pubblico, il calore e gli incoraggiamenti ad andare avanti con il nostro progetto, abbiamo deciso di provare con il crowdfunding, che si basa per noi su concetti che condividiamo pienamente, come la solidarietà e la condivisione con le persone. Tra le tante piattaforme disponibili, abbiamo scelto Eppela, perché ci è piaciuto molto l’approccio che ha nei confronti del crowdfunding, l’attenzione dedicata ad ogni progetto e lo stile con cui vengono presentati.

Vegan Island finora è stato un programma autoprodotto, abbiamo investito tutto il capitale che avevamo a disposizione, abbiamo lavorato tutti gratis, cimentandoci in ogni aspetto di una vera produzione. Ma questo non è un programma girato con un telefonino, ha molti costi tecnici, ha necessità audio e video specifiche. Da soli non siamo in grado di produrre ancora. Il piccolo aiuto di ognuno potrebbe fare la differenza. Ed è questo che le persone stentano a comprendere: che l’unione, in ogni cosa, fa la forza. A caldo possiamo dire che, nonostante gli apprezzamenti ed il consenso ricevuti, finora le persone sono state reticenti a donare con una carta di credito, assalite da mille paure; forse hanno anche pensato che non sarebbe stato il loro singolo contributo ad aiutarci, ed è proprio lì l’errore: tutti fanno la differenza.

Elenca tre motivi validi per sostenere Vegan Island - 1: Originalità

Ne sono una degli autori, e non voglio essere di parte ma, anche dai complimenti ricevuti da persone del mestiere, posso dire che Vegan Island è un format nuovo, dalle molte potenzialità, divertente, che unisce, per la prima volta, un tipo di musica ormai dimenticato in tv alla cucina e al mondo del Vintage. Il primo motivo per sostenere questo progetto è legato al tipo di programma proposto. Sicuramente Vegan Island rappresenta una novità ma anche, in un certo senso, un ritorno al passato, a programmi televisivi come il varietà, ai programmi di Renzo Arbore prima citato, ad una televisione pensata per tutti, con contenuti che esulino finalmente dal gossip, dai talk show, dal reality. Vogliamo ridare spazio ad un tipo di programma che in maniera leggera, ma intelligente, riesca a proporre contenuti non banali e divertenti.

2- Alimentazione sana

Un secondo motivo per sostenere Vegan Island è legato all’alimentazione, alla cucina, al cibo. Come già specificato, questo non è un programma per vegani, nonostante l’aggettivo vegan presente nel titolo. La cucina di Vegan Island è aperta a tutti e la nostra idea è quella di potere introdurre un tipo di ricette che possano essere una risorsa per tutti, al di là dell’essere vegani o meno. Senza essere fanatici o militanti, è innegabile che una alimentazione più sana e delle ricette pensate con prodotti bio, autoprodotti o a chilometro zero, siano uno spunto di riflessione. Non vogliamo veganizzare il mondo, anzi: vorremmo solo le persone potessero per la prima volta avvicinarsi ad un tipo di cucina diverso, senza preconcetti. Da parte nostra non ci sono moralismi, né l’idea di insegnare qualcosa a qualcuno. Anzi. Ma credo che, l’idea di potere fare la pasta frolla senza dovere usare dieci uova e mezzo chilo di burro possa rappresentare una soluzione pratica in cucina non solo per i vegani: possiamo mangiare la crostata più spesso, senza rinunciare al gusto!

3- Musica

Il terzo, ma non ultimo, motivo per sostenere Vegan Island è legato alla Musica. E lo dico e scrivo con la maiuscola! Questo è un programma di musica e cucina, dove ognuna di queste caratteristiche ha uguale peso: sono legate a doppio filo e dialogano insieme. La Musica, oggi così bistrattata in televisione, legata o ai talent senza talent, o ai grandi nomi che coprono le nuove leve. Abbiamo scelto di suonare rigorosamente live insieme alle riprese, di arrangiare personalmente i brani e abbiamo scelto di portare nelle nostre puntate la musica che amiamo: lo Swing, il Jazz, il Rock’n’roll, la musica hawaiiana. La musica è sempre legata alla ricetta, e viceversa. Nella seconda puntata, dedicata alla torta di mele, abbiamo scelto di suonare brani come “How many apples does it take to make a pie”, classico del Western Swing e abbiamo cambiato il testo di “Sweet Georgia brown”, standard Jazz, per farlo diventare “Sweet apple pie”. Le idea, in cucina così come in musica, non ci mancano! Dateci una opportunità e non vi deluderemo!

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