Home Restaurant in Parlamento

L'Aula della Camera discute la proposta di legge sulla ristorazione occasionale

Le nuove regole dello "stare a tavola"

L’attività è da considerare «saltuaria». Per questo «non può superare il limite di 500 coperti l’anno» né «generare proventi superiori a 5 mila euro annui». Per pagare il conto bisogna usare «esclusivamente sistemi elettronici», cioè carte di credito o bancomat e passare attraverso il sito internet che gestisce le prenotazioni. Tutto tracciabile e niente contanti. La casa deve essere coperta da un’assicurazione per la responsabilità civile contro terzi, per evitare guai se qualcuno si fa male. Anche l’Italia prova a regolare gli home restaurant, fenomeno nato dieci anni fa negli Stati Uniti e che sta prendendo piede anche nel nostro Paese.

È la versione Uber dei ristoranti: il padrone di casa cucina a pagamento per i viaggiatori che vogliono provare i piatti di tutti i giorni. Contatto via internet, atmosfera informale, ricetta di una volta visto che l’obiettivo è «valorizzare la cultura del cibo tradizionale e di qualità». E (almeno nelle intenzioni) conto meno salato. Secondo una ricerca del Centro studi turistici nel 2014, in Italia, hanno cenato in un home restaurant 300 mila persone. Numeri che hanno portato i ristoratori tradizionali a parlare di concorrenza sleale e il Parlamento a discutere una proposta di legge che li regolamenta. Un testo che, dopo il via libera in commissione Attività produttive, arriva questa settimana nell’Aula della Camera.

No a incroci con Airbnb

Rispetto alle proposte di partenza presentate dai singoli parlamentari, il testo unico che sarà esaminato oggi presenta diverse novità. La più interessante è il divieto di incrocio con Airbnb. Dice l’articolo 5 che l’attività di home restaurant «non può essere esercitata nelle unità immobiliari a uso abitativo in cui sono esercitate attività turistico-ricettive in forma non imprenditoriale» (come Airbnb) o «attività di locazione per periodi di durata inferiore a trenta giorni», come case vacanza o bed and breakfast. Va bene la sharing economy, ma una cosa alla volta. Un’altra aggiunta riguarda le sanzioni previste per gli home restaurant abusivi, quelli che non presentano la Scia, la segnalazione certificata di inizio attività. La multa andrà da 2.500 a 15 mila euro.

Clausola salva-cenone

L’ultima modifica è una precisazione forse non proprio necessaria ma non si sa mai. Dice l’articolo 4 che le regole per gli home restaurant «non si applicano alle attività non rivolte al pubblico o comunque svolte da persone unite da vincoli di parentela o di amicizia, che costituiscono attività libere e non soggette a procedura amministrativa». Pranzo di Natale e cenetta con gli amici sono salvi. E ci mancherebbe.

Fonte Corriere.it

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