Cervelli in fuga (o forse no)

Nel 2015 sono espatriati oltre 100mila Italiani, ma c'è chi fa il viaggio contrario

Biglietto di sola andata

Sono 107.529 gli italiani espatriati nel 2015. Rispetto all'anno precedente a iscriversi all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) sono state 6.232 persone in più, per un incremento del 6,2%. I maschi espatriati sono oltre 60 mila (56,1%), i celibi e le nubili il 60,2%. La fascia 18-34 anni, quella dei Millennials, è la più rappresentativa (36,7%). I giovani hanno una mobilità "in itinere", che "può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su continue e sempre nuove opportunità incontrate". Seguono i 35-49enni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni). Tutte le classi di età hanno registrato un aumento delle partenze rispetto al 2014 tranne gli over 65 anni (da 7.205 a 6.572).

Per andare dove?

La meta preferita è stata la Germania (16.568), mentre Lombardia (20.088) e Veneto (10.374) sono le principali regioni di emigrazione. Lo rileva il rapporto "Italiani nel mondo 2016" presentato a Roma dalla Fondazione Migrantes. Se i millennials sono l'immagine dell'emigrante single, l'altra faccia nuova dell'emigrazione dall'Italia è costituita dai padri di famiglia che il rapporto Migrantes definisce “doppi migranti”: si tratta di coloro che sono arrivati in Italia da altri Paesi, si sono fermati almeno dieci anni acquisendo la cittadinanza e ora però decidono di partire per cercare fortuna altrove. Si tratta in particolare di persone originarie del Bangladesh. E la loro meta prediletta è ancora il Regno Unito.

Back home

C'è anche chi torna! È il caso dei 21 docenti italiani all'estero, recentemente richiamati dall'Università di Padova. Si tratta di profili distinti in due categorie. Da una parte 11 professori provenienti da istituzioni straniere (quattro dalla Germania, due dalla Francia, cinque da Belgio, Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Bulgaria), dall’altra 10 vincitori di finanziamenti del Consiglio europeo della ricerca (aperti a ricercatori di eccellenza di qualsiasi età e nazionalità che intendono fare ricerca nell’Unione), impegnati finora in università estere: due ingegneri dall’Olanda, uno storico dall’Irlanda, una neuroscienziata dalla Germania, un farmacologo dalla Svizzera, un fisico dalla Turchia, un fisico attualmente post doc in Australia, un’antropologa dal Pakistan.

Questa è una notizia che fa ben sperare.

Fonti Repubblica, La Stampa e Padova Oggi

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