Andiamo a comandare?

Quando il potere dei “forti” lascia spazio al “crowd”

Tormentone o previsione?

Il tormentone di Fabio Rovazzi, 22 anni, ha raccolto ben 47 milioni di visualizzazioni su Youtube. Ignorata dall’élite della musica colta ed osannata dalle nuove generazioni, la canzone può piacere o meno, di sicuro genera domande e pone punti di vista interessanti, non propriamente legati alla canzone stessa. Non c’è dubbio che il testo del giovane di Lambrate non sia paragonabile a un trattato di un premio Nobel, comunque piace e ce ne faremo una ragione. Il titolo, irriverente, quasi sfrontato, è al centro dell’editoriale di Marco Damilano su L’Espresso, che ha evidenziato, partendo dal concetto di “comando”, come il potere politicamente inteso si stia indebolendo.

Dai problemi con i rifiuti del nuovo sindaco di Roma Virginia Raggi, alla campagna elettorale di Donald Trump, sino alla volontà di abdicare dell’Imperatore del Giappone, sono molte le crepe nella politica mondiale. C’è una crisi da parte dei poteri forti, che incide sulle scelte politiche e sociali delle stesse, un’assenza di fiducia dettata, forse, dal cambiamento delle dinamiche del potere e delle sue palesi manifestazioni. Per quanto la politica e i poteri forti possano incidere sulla nostra vita quotidiana, non potranno influenzare le nostre idee, i nostri punti di vista, la nostra capacità di sognare, sperimentare, crearci un nuovo futuro. Lo schema si ribalta, tutti noi, insieme, andiamo a comandare.

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