Sempre più food delivery

Contro il precariato delle due ruote, ecco l'alternativa etica del food delivery

06 lug 2021
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La pandemia, ormai è più che noto, ha accelerato alcuni processi già in atto, tra cui la spinta verso il digitale.

Dall’inizio del 2020 al mese di maggio, sono stati ben due milioni i nuovi consumatori online in Italia, il triplo rispetto a quelli dell’anno precedente. In questo scenario, la componente più rilevante (quasi il 90%) è rappresentata dal settore alimentare.

Gli introiti delle piattaforme digitali più note sono schizzati alle stelle. Ma, con l’aumentare degli incassi, è aumentata anche l’attenzione su di loro.
In molti si sono chiesti quanto sono “etiche” queste realtà?

Sempre più spesso in questi mesi abbiamo sentito parlare di “riders”, i i fattorini del cibo a domicilio, che portano nelle case degli Italiani piatti ordinati tramite le piattaforme del food delivery.
E sempre più spesso abbiamo sentito parlare della precarietà del loro lavoro: senza tutele, senza paghe dignitose, senza riposi, senza protezioni.


Simone, Luca, Alessandro, Mahmad, Salvatore, Nadim e Duccio hanno una soluzione, hanno un’alternativa. E ve ne parleremo (anzi lo faranno direttamente loro) in questo articolo.

Scopri con noi Robin Food - L'alternativa etica del food delivery.

Come nasce l’idea di Robin Food?

L’idea di Robin Food nasce dalle piazze, dalla strada, dalla città stessa. Tutti noi soci fondatori della cooperativa lavoravamo già nel settore del food delivery da anni. Abbiamo visto la comparsa delle prime piattaforme a Firenze nel 2016, e abbiamo vissuto sulla nostra pelle tutto lo sviluppo del settore. Le condizioni contrattuali inizialmente non erano buone, eravamo prevalentemente a prestazione occasionale. Tra il 2016 ed il 2018 però le cose sembravano migliorare, con piccole conquiste nel corso del tempo tanto che alcune piattaforme hanno iniziato a contrattualizzare i lavoratori con contratti co.co.co.

Da quando però la concorrenza tra le piattaforme è aumentata ulteriormente, è scaturita una lotta al ribasso, a discapito dei lavoratori che si sono visti diminuire sempre più i guadagni e peggiorare le condizioni lavorative, come per esempio una difficoltà sempre maggiore nel ricevere turni ma anche vedersi assegnate proposte di consegna con distanze sempre più elevate.


Oltre a questo, è sempre mancata la trasparenza in merito al calcolo delle tariffe pagate ai rider, all’assegnazione degli ordini, all’assegnazione dei turni. In seguito a ciò, si è sviluppato negli anni parecchio malcontento tra i lavoratori e anche tramite le manifestazioni di piazza è emersa la necessità di far nascere un’alternativa umana e esostenibile, che permettesse ai lavoratori di emanciparsi dalla schiavitù dell'algoritmo e dalle logiche delle multinazionali. 


L’idea di Robin Food è frutto di questo processo e la prima bozza nasce circa un anno fa, per essere una risposta alle grandi piattaforme, perchè crediamo che questo mercato in espansione debba essere di beneficio a tutta la comunità piuttosto che a pochi. 

Il percorso che ha portato a conoscerci non è stato nè semplice nè lineare, in quanto all’inizio ci mancavano tutti gli strumenti per mettere su una vera e propria attività. 

L’ultimo anno abbiamo però approfondito le conoscenze necessarie e forti anche della nascita di realtà simili nel resto d’Italia, siamo arrivati alla fondazione vera e propria di Robin Food.

Che cosa ha di diverso dalle altre realtà di Food Delivery?

Il nostro obiettivo è di creare una realtà sostenibile a 360 gradi. 

Per come sono strutturate, le grandi multinazionali hanno unicamente un obiettivo: condurre una guerra spietata contro le concorrenti per vederle fallire e diventare “La Piattaforma”. Tutte le grandi aziende lavorano in perdita, perchè nonostante i grandi profitti la loro strategia è espandersi sempre di più e sperare che siano le concorrenti a fallire per prime. In questa lotta al prezzo ribassato verso il monopolio coloro che subiscono le conseguenze più gravi sono i lavoratori, il cui lavoro viene sempre più svalutato. Per noi invece il valore generato da questo settore in crescita deve essere equamente ripartito tra tutti i suoi attori e rimanere dentro la comunità che lo genera.


Infatti uno dei più grandi problemi di queste piattaforme digitali risiede nel fatto che non sono un reale valore aggiunto per il territorio. Questa è una dinamica che si vede anche in altri settori ed è molto legato al concetto di piattaforma digitale e al fatto che queste aziende sono operative in moltissimi paesi. Quello che succede è che le transazioni che avvengono da parte dei cittadini verso le grandi aziende del food delivery per completare un ordine, finiscono per lo più fuori dal nostro territorio, in quanto le multinazionali hanno le strategie giuste per riuscire a pagare poche tasse e per di più nei paesi dove loro fa più comodo. 

In pratica, ordinando con loro, si ha una perdita di valore per il territorio, con le risorse che lasciano la nostra comunità. In primissimo luogo quindi, Robin Food vuole ribaltare questo concetto, per supportare un’economia che sia più locale e circolare.

Fatta questa premessa, ci discostiamo dai colossi del food delivery sotto molti altri punti di vista

Il nostro concetto di etica va ad abbracciare tutti gli elementi in gioco. Facendo già da tempo il lavoro di fattorini e parlando con i ristoratori della città, abbiamo potuto comprendere il forte malcontento di questi rispetto alla situazione con le piattaforme.

 Molti hanno lamentato delle commissioni decisamente troppo alte sugli scontrini che rendono l’attività poco favorevole, ma tutti i ristoratori sono stati costretti ad accettare le condizioni imposte loro per poter sopravvivere in questo periodo di chiusure. Il nostro obiettivo è di tendere invece una mano ai ristoratori, offrendo delle commissioni più giuste e soluzioni più solidali, in quanto il valore generato deve essere suddiviso equamente tra tutte le parti. Per noi il ristoratore è un partner e non un altro elemento da sfruttare il più possibile.

Un’altra cosa a cui noi di Robin Food teniamo molto è la vivibilità della nostra città. Infatti. abbiamo fin da subito deciso che opereremo solamente con mezzi ecologici, per non intasare il traffico e per non aggiungere inquinamento nell’atmosfera.
Anche le grandi piattaforme all’inizio si presentevano come realtà ecosostenibili ma col tempo questo intento è venuto meno ed ora si favoriscono mezzi a motore piuttosto che le biciclette. Noi crediamo che sia possibile fare questo lavoro, solamente con mezzi ecologici e ribaltare il paradigma sul quale è stata pensata la logistica in questa città. 


Infine, quello che ci distingue dalle altre realtà, e che è anche il cuore di Robin Food, è la tutela del lavoratore e dei suoi diritti. Noi  contrattualizzeremo i lavoratori della cooperativa con contratti da dipendente e con un pagamento orario, per dare garanzie, diritti e sicurezza a chi svolge questo lavoro. Ma non solo, essendoci costituiti come cooperativa crediamo fortemente in valori quali la democrazia sul posto di lavoro e l'auto-organizzazione dei lavoratori. 

Con la volontà di superare il classico dualismo dipendente-titolare, ogni lavoratore di Robin Food potrà partecipare alla gestione democratica e orizzontale dell'azienda, e beneficiare dei frutti del proprio lavoro con l'equa ripartizione degli utili a fine anno. Il nostro sogno è contribuire a creare una economia alternativa e solidale, alla cui base ci sia non più la competizione ma la cooperazione tra gli attori del territorio.

Quali sono gli obiettivi futuri del progetto? 

Il primissimo obiettivo è di consolidarci come realtà affidabile e di qualità sul territorio fiorentino cercando di intercettare tutta quella clientela che pone attenzione ai temi a noi cari. Questo significa essere fin da subito sostenibili non solo dal lato ambientale e sociale ma anche in termini economici, che è altrettanto importante per costituire le basi di una sostenibilità a tutto tondo.

Guardando più al futuro, le idee sono tante. In primo luogo, ci piacerebbe rafforzare la nostra presenza sul territorio andando ad operare anche in altri settori che non siano solamente la consegna del cibo a domicilio. Stiamo infatti pensando ad ampliare il nostro raggio d’azione coinvolgendo anche altre realtà che sono parte integrante della comunità, quali librerie, botteghe, negozi alimentari, negozi di piante e via dicendo.
La scelta di partire dal cibo a domicilio è data dal fatto che si tratta di un settore che conosciamo alla perfezione, ma una volta avviata l’attività principale, siamo convinti che diversificare sia una buona strategia per noi e implementare un servizio di micrologistica nei quartieri possa essere di aiuto a tante realtà locali. 


Parlando poi in termini più ampi, ci piacerebbe moltissimo che la nostra realtà sia replicabile in altre città, in quanto pensiamo che sia possibile e necessario dare una risposta più inclusiva al modello economico attuale sviluppato dalle piattaforme. Siamo già in contatto con altre realtà, alcune delle quali già presenti e radicate, ed altre che stanno nascendo proprio in questo periodo, in città come Roma, Milano, Bologna e Verona. L’idea è quella di condividere informazioni, confrontarsi a vicenda e creare una rete di realtà alternative che si sostengono a vicenda anzichè farsi la guerra.


Infine, un’altra cosa a cui teniamo molto per il futuro, è di implementare delle azioni di solidarietà verso le persone più in difficoltà, per esempio portando del cibo alle persone più bisognose ma anche azioni contro lo spreco alimentare come riutilizzare componenti alimentari invenduti che finirebbero normalmente nella spazzatura. Stiamo per questo studiando diverse possibilità per coinvolgere enti non profit e associazioni per vedere in quale misura instaurare una collaborazione.

Perché la scelta del crowdfunding? Cosa ne pensate dello strumento? 

La scelta del crowdfunding è stata una scommessa che abbiamo deciso di fare assieme. Tutti sanno quanto sia complicato aprire un’attività, sia in termini di burocrazia che in termini di costi di avviamento nonchè di costi per mezzi e attrezzature aziendali. 

Abbiamo abbracciato la sfida della raccolta fondi in quanto siamo fermamente convinti che il nostro progetto dia un valore aggiunto non soltanto a noi ma a tutta la comunità e proprio per questo ci siamo appellati al territorio per ricevere un sostegno economico. 

Sappiamo bene che una campagna può funzionare solamente quando il beneficio coinvolge il maggior numero di persone possibili. Noi, nel piccolo del nostro progetto, crediamo di poter essere una di tante spinte che contribuiscano al cambiamento dei paradigmi che dominano molte parti della nostra società attuale.

In ogni caso, per tutti noi questa è la prima esperienza di crowdfunding, ed è stata una scoperta vedere quanto lavoro sia necessario per mettere su una campagna fatta bene. Ma l’impegno speso viene più che mai ripagato dall’entusiasmo e dal coinvolgimento della gente, tramite le donazioni e i messaggi di solidarietà e incoraggiamento che abbiamo ricevuto dal lancio della campagna. 


In fondo, è proprio questo il bello! Vedere come laddove non arriva l’intervento delle istituzioni o dove lo sviluppo del modello societario non va nella direzione auspicata, il coinvolgimento di tanti singoli cittadini può generare una massa critica così forte da rendere possibili realtà altrimenti impensabili.

In questo senso, il crowdfunding è uno strumento di solidarietà collettiva, che è stato entusiasmante conoscere e implementare.

Parlateci delle ricompense, cosa riceveranno i sostenitori in cambio del loro contributo? 

Innazitutto i donatori riceveranno il nostro ringraziamento di cuore, difatti non potremo mai ringraziarli abbastanza per il loro sostegno!

Oltre a questo, abbiamo pensato a varie tipologie di ricompense per soddisfare ogni tipologia di donatore.

Per le donazioni di importo minore, il donatore potrà scegliere tra una shopper di cotone dipinta a mano con il logo della cooperativa, un segnalibro in rame fatto a mano con scelta tra varie forme oppure un quaderno fatto a mano con materiali riciclati. Sarà possibile anche scegliere il tris comprensivo di queste con una singola donazione. A salire di fascia, c’è la possibilità di ricevere della bigiotteria in vetro di Murano, fatta a mano nel cuore della Toscana. Nello specifico si potrà scegliere tra un bracciale armonico e degli orecchini Molier.


Altrimenti, salendo ancora, c’è la possibilità di ricevere un terrario fatto a Firenze. Il concetto del terrario è quello di essere come un acquario, solamente che al posto dell’acqua e dei pesci nel contenitore di vetro sono presenti terra, ghiaia o altri materiali inerti, piante e minerali. Il contenitore è solitamente chiuso in cima per far si che l’acqua, tramite condensa, torni sempre in circolo. Perciò i terrari hanno bisogno di pochissime attenzioni e al contempo sono molto belli e decorativi.


Passando ad una fascia di donazione più alta, si trovano le opere d’arte. Qua si potrà scegliere tra numerosi acquerelli e grafiche che raffigurano varie vedute di Firenze, opera dell’artista Faruk Hammami, oppure tra verie opere ad olio dell’artista Aida Teran.

Infine, nella fascia più alta sono previste delle attività di gruppo. La prima opzione è un soggiorno di 2 o 3 notti per max. 3 persone in un agriturismo dotato di biopiscina situato in uno splendido borgo nel Chianti, mentre la seconda prevede una visita con guida turistica di 3 ore con tema a scelta tra varie opzioni nella città di Firenze per un max. di 6 persone.


Per tutte le ricompense abbiamo cercato di mantenere il concetto di territorialità e sostenibilità, sia per quelle materiali che per i servizi. Infatti, tutte le ricompense sono state prodotte in Toscana così come le due possibili attività si svolgono rispettivamente a Firenze e nel Chianti.

Scegliendo le nostre ricompense, i donatori, oltre a supportare ovviamente il nostro progetto, possono dare così un aiuto anche alle realtà territoriali inerenti alla ricompensa scelta.

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