Il viaggio musicale di Road Sweet Home ha inizio!

Sulle tracce di John Knewock attraverso l'album di inediti di Giulio Larovere.

14 dic 2020
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Ci sono persone che entrano nella nostra vista per caso. 

Ci sono persone che cambiano la nostra vita, ma il modo in cui lo fanno non è certo un caso.

Giulio Larovere, musicista e chitarrista professionista, non crede alle casualità. E fa bene.

Per lui il fatto di essere venuto in possesso del diario di John Knewock è stato un segno del destino che lo ha portato a riflettere su stesso e realizzare un album che racconti i suoi scritti, una missione.

Grazie a lui, l'incredibile storia di John resterà per sempre incisa sul vinile, come lo è nel cuore delle persone che lo amano, ma allo stesso tempo Libera di viaggiare attraverso l'aria che trasporta la musica per continuare ad ispirare persone. 

Due musicisti, due storie, due viaggi, due vite che come due binari hanno avuto tanto in comune e che per qualche ignoto motivo si sono riusciti a incontrare. 

Qui come tutto è nato, buon viaggio.

Raccontaci come sei venuto a conoscenza della storia di John Knewock e perché hai deciso di trarne un album.

Faccio improvvisazione teatrale da una decina d’anni durante i quali ho incontrato tante persone meravigliose. Una tra queste è Paola, una delle allieve del Teatro del Vigentino con la quale è nata una profonda amicizia e connessione che è diventata sempre più forte col passare del tempo.  Un paio di anni fa, mi ha parlato dell’esistenza di questo libro-diario di viaggio contenente racconti, poesie e CANZONI proponendomi di parlarne davanti ad un caffè. 

Ci incontriamo a casa sua e, alla fine del bellissimo pomeriggio in sua compagnia, nel quale ho ascoltato decine di aneddoti dell’incredibile ed avventurosa vita di John, dell’amicizia con Paola (che ha sposato un amico di John con il quale ha fatto una figlia, Viola, che ha creato e curato tutto l’aspetto grafico del progetto), della connessione di John con l’Italia etc… mi da il libro dicendomi che secondo lei potrebbe ispirarmi e mi propone di musicare una delle canzoni presenti al suo interno. A canzone pronta, la avviso e ci incontriamo nuovamente… questa volta vengo accolto da lei e dalla sua cara amica Heather, che scopro essere la moglie di John, l’autore dei manoscritti, arrivata dalla California in aereo per trascorrere una settimana in Italia in sua compagnia.  Heather ascolta la canzone, scoppia in lacrime, mi ringrazia e… ed eccomi qui con il discoRoad Sweet Home

In cosa ti senti vicino alla sua storia e in cosa invece ti ha ispirato dei cambiamenti?

John ha amato la vita, la libertà e l’Amore (a quest’ultimo ha rinunciato per tantissimi anni in nome delle prime due) e queste sono tutte cose che ci accomunano moltissimo. Faccio fatica anch’io ad accettare l’Amore per paura di rinunciare alla libertà, nel senso più grande del termine. L’ispirazione più grande di cambiamento riguarda proprio questa tematica poiché, avendo letto e riletto il suo diario e avendo parlato con tanti suoi amici che vivono in Italia, l’impressione che ho avuto e che è stata confermata anche da loro, è che per la paura di lasciarsi andare all’Amore in nome della libertà e del vivere al di fuori dagli schemi, John si sia sentito anche molto triste e solo e che avesse realizzato che si stesse perdendo altrettante cose belle che potevano derivare, appunto, dal lasciarsi andare all’Amore.

La mia vita a vent’anni è stata completamente diversa. Non ho avuto il coraggio di lasciare casa dei miei per seguire la mia strada. Erano altri tempi, altre circostanze e un altro “mondo” rispetto a quello odierno. Nel mio piccolo però, anch’io a 38 anni ho lasciato il mio lavoro, il mio stipendio sicuro e tanti privilegi e ho preso coraggio di percorrere il mio cammino. Non è ancora tempo di fare bilanci (anche lui li ha fatti ad età più avanzata) e mi auguro di potermi guardare indietro con orgoglio e compassione, come ha fatto lui prima di lasciarci.

Quello che ci dobbiamo aspettare è dunque un concept album, cosa che non vediamo ormai tutti i giorni.

Come vivi a riguardo il concepimento di un disco e cosa pensi di questa tipologia di opera che forse si è andata perdendo nel mainstream.

Vorrei fare una premessa. Io non credo che tutto questo sia capitato per caso. Credo anzi che John volesse che il suo messaggio, che è la sua eredità (nel libro lo dice chiaramente) facesse un giro ancora per questo mondo e stavolta raggiungesse, oltre alle persone che ha amato e che lo hanno conosciuto, più persone possibile. Diciamo che io mi sento un “tramite”, guidato da qualcosa che sento “più grande di me”. Detto questo, nella mia testa inizialmente non avevo nemmeno immaginato tutte le cose meravigliose che sono accadute nel frattempo… sono partito con l’idea di fare semplicemente un disco, ma mi sono reso conto fin da subito che questo sarebbe stato considerato, giustamente, un “concept album” per tutto il materiale che è stato creato contemporaneamente ai brani: documentario di 10 puntate (una per ogni canzone), due videoclip, progetto grafico, ufficio stampa e social media management, crowdfunding con bellissime ricompense. Il mainstream chiede altro. Contenuti veloci, canzoni brevi, video di 30 secondi che catturano l’attenzione di ascoltatori che nel frattempo fanno altre mille cose mentre ascoltano musica. Io sono il classico “uomo” che non riesce a fare due cose contemporaneamente. Non sono mai riuscito ad ascoltare la radio mentre studiavo e non lo sto facendo nemmeno ora che sto rispondendo alle vostre domande. O scrivo o ascolto la radio… altrimenti il mio cervello va in fumo! Hehehe Per questa ragione, ammiro moltissimo gli artisti “mainstream” che decidono consapevolmente, ad un certo punto della loro carriera, di uscire da questo percorso obbligato e creare la loro musica per amore della musica stessa.

Un anno difficile per la musica, come hai reagito al blocco dei live e cosa hai in serbo per il futuro?

Ho scritto i brani di questo disco in due notti, il 4 e 5 Febbraio del 2020, nel silenzio della mia casa,  catturati nella loro versione più scarna, chitarra e voce, cantando sottovoce per non svegliare i vicini. Mi sono concentrato su questi e ho investito le mie energie e i miei risparmi per portare a compimento questo mio sogno. Adoro fare dischi… potessi farne uno all’anno sarei un uomo felice e soddisfatto! 

Questa è stata la mia salvezza, unitamente all’improvvisazione teatrale (ogni martedì sera, durante il lockdown, andavo in diretta sul mio canale per un’ora con le puntate di “Improvvisiamo una canzone” dove il pubblico da casa, in chat, mi suggeriva titoli di canzoni e mi dava spunti e io mi inventavo canzoni sul momento!
Quindi, la risposta è: non ho reagito, ho accusato il durissimo colpo ma ho deciso di far altro al posto di lamentarmi e di piangermi addosso perché lo reputavo inutile (i miei lamenti e i miei pianti non avrebbero interrotto la pandemia) e nocivo per la salute mentale e fisica.

Non è il tuo primo crowdfunding questo, quali sono i punti di forza della campagna e perché hai scelto più volte questo strumento per realizzare le tue opere?

Esatto, è il secondo. Il primo l’ho fatto nel 2015 per finanziare il mio primo EP di canzoni. Quel disco celebrava il mio cambio di vita che avevo fatto esattamente 3 anni prima lasciando il mio lavoro per fare il musicista “full time”. Rispetto alla campagna precedente, meno ambiziosa a livello economico e meno ricca di ricompense, i punti di forza sono i tanti contenuti che abbiamo prodotto, tutto il progetto che sta dietro, il press office e il social media management e tutto il team di lavoro che ho coinvolto per fare le cose in maniera più professionale. Come ho scritto qualche riga fa, adoro fare dischi. Mi piace scrivere canzoni ed entrare in uno studio di registrazione. Ci passerei giorno e notte, se potessi. Ho seguito tutte le fasi di registrazione delle mie canzoni, passando mediamente 10 ore al giorno in studio.

Rendendomi conto di non essere un diciottenne, di non essere una persona da “talent”, di voler creare musica non così popolare nel nostro paese e cantando pure in inglese, il crowdfunding mi è sembrata fin da subito l’unica soluzione possibile per finanziare il mio progetto. Fortunatamente, coloro che hanno finanziato il mio primo EP e che ne erano rimasti entusiasti, hanno deciso di darmi fiducia nuovamente e hanno coinvolto altre persone a farlo. Mi sono dato degli obiettivi più difficili ma non irraggiungibili… e come dico sempre: “c’è chi ha la passione per le auto, per i vestiti e le scarpe, per orologi e penne e spende capitali per comprarseli… io ho la passione per la musica e in questo investo tutto quello che posso, e se i soldi non tornassero indietro, pazienza… ho fatto comunque la cosa che mi rende più felice!”

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