Il gusto di essere Molesti!

Il birrificio Molesto ci spiega come nasce una birra della Madonna!

20 nov 2020
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Far diventare la propria passione un lavoro è il sogno di tutti, non trovate?

Bhè oggi vi raccontiamo la storia di un gruppo di amici che questo sogno lo sta vivendo, anche grazie a voi!

Loro sono il birrificio Molesto: ragazzi giovani, amici, con la passione per la buona birra e tanta voglia di rimboccarsi le maniche, per dare nuova vita al proprio territorio. C'è chi dalla provincia cerca di scappare e chi come loro fa di tutto per restarci, anche a costo di scommetterci ogni cosa: soldi, tempo, energie e la tanto sognata stabilità che di questi tempi riflette da lontano.

Ma le favole non sono proprio questo? Il buono che lotta per un futuro migliore? Ebbene questa, per i giovani imprenditori italiani, ci sentiamo di definirla una piccola, grande favola moderna; dove i buoni sono piuttosto molesti e combattono l'abbandono dei piccoli centri, creando economie sostenibili a suon di malto biologico coltivato a kilometro zero ed entusiasmo! Il tutto rifinito con un'armatura grafica (non ci stancheremo mai di dirlo) ... della Madonna!

Quando e come nasce il birrificio Molesto?

Abbiamo iniziato a “cuocere” birra insieme circa tre anni fa. Come spesso accade, tutto parte da un garage. Ma nel nostro caso stiamo parlando de “Il Garage”! Una vera e propria istituzione, un club privato che molti di noi frequentano sin dall’adolescenza. Tanto che in fase embrionale eravamo il Birrificio Clandestino del Garage. Sebbene le produzioni fossero ovviamente molto ridotte, giocavamo comunque a fare il Birrificio, etichettando le bottiglie e organizzando festicciole private in cui presentavamo le birre ai nostri amici del Garage.

Una volta abbandonato l’homebrewing con l’acquisto di un impianto di produzione serio, volevamo battezzarci Birrificio Clandestino ma qualcuno aveva già avuto la nostra stessa idea, e allora... MOLESTO! Perchè MOLESTO? Perchè l’atteggiamento è sempre stato questo, non siamo certo il solito birrificio.

Quanto tempo è trascorso prima che il progetto diventasse economicamente sostenibile?

Facendo un’analisi dei costi potremmo sembrare dei pazzi. Il malto d’orzo è l’ingrediente principale della birra. Per un chilogrammo di malto autoprodotto noi abbiamo deliberatamente scelto di spendere quattro volte tanto quello che spende un qualsiasi birrificio artigianale che invece lo acquista sul mercato. E spendiamo invece il doppio di quello che spende qualsiasi birrificio agricolo che sì coltiva il proprio orzo, ma che nella stragrande maggioranza dei casi per abbattere i costi poi lo conferisce a un consorzio e ovviamente riceve dal consorzio il malto che non è certo riconducibile al proprio orzo.

Noi possiamo affermare non solo di coltivare orzo in un terreno che si trova a pochi metri dal laboratorio, in maniera totalmente naturale, senza utilizzare concimi (se non naturali) né diserbanti. Non avendo aderito a nessun consorzio, siamo completamente indipendenti da questo punto di vista e portiamo a maltare l’orzo a Perugia, in un impianto all’avanguardia che lavora e ci restituisce esattamente il nostro orzo maltato. I nostri clienti bevono la NOSTRA birra. Tutto questo può sintetizzarsi nell’espressione Farm-to-Glass, letteralmente “dall’azienda agricola al bicchiere”, che è la filosofia a cui ci ispiriamo, sul modello di molti birrifici americani che stanno facendo scuola, a cui aggiungeremo altri tipi di attività legati alla musica e alla cultura che andranno a completare quella che è l’esperienza tout court che molto presto si potrà vivere da MOLESTO. 

E’ economicamente sostenibile? Noi scommettiamo di sì, perché se tutto quanto vi ho descritto rappresenta un costo che molte altre realtà non hanno il coraggio di accollarsi noi siamo sicuri che lavorando sodo e bene saremo ripagati grazie all’autenticità, alla sostenibilità e alla qualità delle nostre birre.

Quali consigli dareste a un giovane imprenditore che vuole intraprendere la vostra strada?

Il nostro progetto nasce in provincia e vuole sfruttare al massimo il potenziale del nostro territorio che non si trova al centro del mondo ma non per questo va sottovalutato. Il consiglio è proprio questo: non sottovalutare l’ambiente che meglio conosci soltanto perché sembra che tutto avvenga altrove. Molti sognano di fuggire, noi abbiamo realizzato il sogno di poter restare a fare grandi cose!

Avete delle grafiche molto belle a nostro giudizio, vorremmo sapere da dove vengono idee come rappresentare la Madonna sull'etichetta?

Grazie mille ci fa piacere. Le illustrazioni sono mie, incastonate nell’impeccabile ed elegante lavoro grafico di Raffaele Primitivo, anch’egli marchigiano. Di Primitivo è anche il logo/font MOLESTO. Il riferimento alla Madonna è puramente casuale: la festicciola con le nostre prime birre è caduta un 8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Le immagini spesso scomodano il sacro, ma senza l’intenzione di volere essere maleducatamente blasfemi. Certo sono illustrazioni provocatorie, ma sono solo la risposta a un clima religioso che in paese ancora oggi spesso risulta pesante e invadente. E ci piace richiamarci alle vicende dei famosi Fraticelli: a poche centinaia di metri dal nostro laboratorio sorge il convento francescano di San Giacomo della Romita, intitolato al santo inquisitore inviato dalla Chiesa nel tardo medioevo proprio per dare la caccia ai Fraticelli, accusati falsamente delle peggiori cose, alcuni dei quali finirono bruciati in piazza nella vicina Fabriano… Vogliamo essere eretici a modo nostro.

Perché la scelta di lanciare una campagna di crowdfunding e quali sono i suoi punti di forza?

Come già detto il nostro progetto ha voluto scommettere sul territorio e proprio per questo è risultato essere finanziariamente più impegnativo di un progetto convenzionale di microbirrificio. Inoltre essendo la nostra società formata da un folto gruppo di soci siamo riusciti ad autofinanziarci, senza dover ricorrere ad alcuna forma tradizionale di finanziamento esterno: niente mutuo in banca insomma...  

Il birrificio è pronto e possiamo partire, ma il nostro progetto per considerarsi completo e allineato con la nostra visione ha bisogno di due cose.

La prima è una lattinatrice. Vorremmo poter confezionare le nostre birre in lattina così da migliorarne la conservazione (protezione dalla luce), preservarne i sapori (chiusura più ermetica), facilitarne il trasporto (minori peso, ingombro e fragilità) e migliorarne la reciclabilità (l’alluminio fa meglio del vetro in questo).

La seconda cosa è il sogno IGA per il quale serve investire in nuovi locali e attrezzature. IGA sta per Italian Grape Ale: il prodotto finale nasce dalla contemporanea fermentazione di mosto di birra e mosto di vino. Questo permetterebbe da una parte di poter sfruttare le competenze che abbiamo al nostro interno grazie a uno dei nostri, Andrea, già socio di una piccola grande cantina, Oppeddentro, e dall’altra di legare il nostro progetto in maniera più forte al nostro paese, Cupramontana, da sempre capitale indiscussa del verdicchio. 

Il nostro è già di per sé un progetto allargato: vorremmo far crescere la nostra comunità e il crowdfunding ci sembrava il miglior modo per farlo.

E infine, ultima ma non per importanza: ma quindi, come si fa una Buona Birra della Madonna?

Io posso solo dirvi come si beve perché ne consumo parecchia… Per informazioni tecniche chiedere ai nostri mastri birrai Daniele, Marco e Nicola.

Diego Bonci per MOLESTO.

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