Widescreen: il segreto della montagna

Michele Banzato racconta il suo nuovo film: Widescreen

21 lug 2020
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Michele Banzato ci racconta il suo thriller dell'anima

Un affermato aiuto regista quarantenne con un debito di riconoscenza da colmare, si ritrova a fare i conti con se stesso e con la potenza della natura che lo circonda, fino a quando a un certo punto avviene una misteriosa sparizione.

La montagna che lo ospita diventa così palcoscenico di un thriller intenso che suscita metafore di vita, parallelismo tra ambiente e società, riflessioni sull'essere liberi e le difficoltà da scalare quotidianamente. 

Questo e molto altro è Widescreen, il nuovo film di Michele Banzato. Scopriamo insieme qualche news sul regista e il suo ultimo lavoro.

Come nasce la storia di Widescreen, come è nata l'idea e gli spunti per realizzare l'opera?

L'idea di raccontare la storia di un professionista del cinema, un aiuto regista e casting director, che cerca facce per un film d'autore è nata a Sanluri, un paese non molto lontano da Cagliari, proprio mentre cercavo un signore anziano dal volto bellissimo che avevamo già avuto nel precedente film del regista Salvatore Mereu. Dopo una serie di peripezie, attese e un po' di sana strategia sono riuscito a trovarlo. Ma il bello sono state le ore di attesa, al bar, per le strade, dove pensavo tra me e me quanto era bello cercare volti, fare quel mestiere, incontrare persone, scoprire luoghi e in qualche modo anche essere lontano dei soliti meccanismi del cinema: agenzie, attori, ecc. Respiravo un senso di libertà e un desiderio di fuga che erano nel contempo belli e strani.

 Il film era in preparazione, il lavoro da fare tanto, c'erano vari personaggi ancora da trovare e quella giornata alla ricerca del signore che vendeva pesce nei mercati della Sardegna (e che in paese qualcuno già chiamava l’”attore" per il piccolo ruolo interpretato qualche anno prima) aveva un sapore del tutto particolare, era una ricerca "mia" che era diventata quasi una detection: dov'era finito quell'uomo? Lo trovai molte ore dopo fuori dal paese, tranquillamente intento a curare un pezzo di terra. In quelle ore di ricerca e di attesa ho pensato a quanto era bello un film prima delle riprese, quando tutte le possibilità sono aperte, quando non ci sono piani di lavorazione, ordini del giorno, tempi e costi che corrono. 

Ecco, nel corso del tempo questa idea ha preso forma ed è diventata la storia di Luca e del casting tra le montagne per il suo vecchio maestro di cinema, un lavoro che si trova a fare quasi costretto da un debito di riconoscenza oltre che per il fascino magnetico del Vecchio. Un lavoro tra le montagne ricco di spostamenti alla ricerca delle facce giuste, un on the road che poco a poco diventa un thriller interiore, dove le sicurezze professionali ma soprattutto l'anima del protagonista entrano in crisi e la maestosa potenza della natura contribuisce a smuovere paure e porre interrogativi profondi.

Il film è ricco di collaborazioni come la partecipazione dell'illustratore Antonio Menin. Come sono nate connessioni come questa e qual è il loro significato per te?

Tutto è avvenuto in modo naturale, spontaneo. Avevo bisogno per questo crowdfunding di dare almeno in parte una visualizzazione alla storia, ai protagonisti e all'ambiente. Così mi sono venuti in mente Antonio Menin, amico e illustratore che conosco dal 2013 quando ci siamo conosciuti in occasione di un film dove lui era storyborder ed io l’aiuto regia. Negli anni ho sempre seguito la sua attività di "fumettaro", come ama definirsi lui, che è anche docente anche alla scuola Comics di Padova. Nel caso di Mara Cicuto invece posso proprio dire che la conosco da una vita, visto che è mia madre! È una pittrice valida, di grande talento e di altrettanta modestia. A lei più ancora che ad Antonio, cui avevo chiesto di fissare i momenti clou della storia, ho lasciato maggiore libertà purché stesse sulla linea del rapporto anche controverso tra Luca e la montagna. Infine, più di recente, è arrivato Piero Giacon, un ragazzo che è stato mio allievo ad un corso e fa il fotografo muovendosi in vari ambiti. La sua tenacia e il suo entusiasmo hanno fatto breccia in me: così ha documentato una bella serata di promozione in un locale e ora anche le sue immagini sono diventate un valore aggiunto per questo crowdfunding. A questi artisti si aggiunge l’attore Angelo Zampieri, che ha letto/interpretato meravigliosamente alcune poesie e brani in un paio di serate di crowdfunding, aiutandomi anche lui a pre-visualizzare il mood del progetto, quel che sarà il film da girare. Del resto, andando avanti, le collaborazioni aumenteranno: un film è sempre un lavoro collettivo, che beneficia della tecnica e dell’arte di tanti collaboratori, anche se è il regista/l’autore che deve tenere duro e volere fortissimamente raggiungere l’obiettivo, un po’ come il comandante di una nave, è lui il primo che deve mettersi in gioco e crederci fino in fondo!

Non posso non ringraziare anche la piattaforma per il turismo e il tempo libero "SharryLand" e gli amici di "Kineofilm", per il prezioso supporto nel diffondere il più possibile questo crowdfunding.

Regista, autore di cortometraggi e docente... da quanti anni dedichi la tua vita al cinema e quale opera vorresti ricordare oggi dopo tanto tempo?

Professionalmente è più di vent'anni che lavoro nel cinema e... dintorni, ma come passione direi da sempre! A 20 anni frequentavo la scuola-laboratorio di Ermanno Olmi “Ipotesi Cinema”, poi mi sono laureato in Lettere con un piano di studi orientato verso il teatro e soprattutto il cinema e una tesi monografica sui lungometraggi di Vittorio De Seta, del quale anni dopo sono diventato aiuto regista! Nel frattempo ho realizzato i miei documentari (il mio primo è “Il macchinista” su mio nonno ferroviere), ma sono stati soprattutto gli anni come aiuto regista a farmi conoscere bene la macchina del cinema. Sono stati anni intensi, faticosi, precari ma molto belli. Poi, da qualche tempo è arrivata la docenza nella scuola pubblica, una grossa responsabilità che cerco di onorare al meglio, ma non ho mai smesso di occuparmi della comunicazione audiovisiva nelle sue diverse forme e modalità, dando invece più spazio a lavori miei.

Francamente penso di essermi meritato sul campo le tante soddisfazioni ottenute nel cinema e in tv, inclusa la frequentazione che in molti casi è diventa amicizia con autori che considero a diverso titolo miei maestri: Francesco Massaro, Vittorio De Seta, Giacomo Campiotti, Rodolfo Bisatti, Mario Brenta e Salvatore Mereu. Rispetto poi ad un’opera che vorrei ricordare in realtà ce ne sono varie: sicuramente “Lettere dal Sahara” di De Seta, dove ho fatto l'aiuto regista, curato il casting e nella fase conclusiva sono stato anche direttore di produzione! Un progetto faticosissimo e travagliato, ma importante perché capace di raccontare dal di dentro la storia di un migrante senegalese, il suo viaggio alla ricerca di una vita migliore. Un film che invito tutti a vedere in quanto non deve essere dimenticato per il suo valore sociale ed etico! Poi i lavori da aiuto regia con Salvatore Mereu, con i bellissimi “Sonetaula” e "Bellas Mariposas”, con cui siamo andati rispettivamente ai festival di Berlino e Venezia, ma anche la collaborazione con Giacomo Campiotti, iniziata con “Mai + come prima”, un film che amo molto girato tra Roma e le Dolomiti, e proseguita con "Bakhita" e i casting per "Braccialetti rossi", dove nella terza stagione sono stato primo aiuto regia. Ma ci sono anche i miei lavori: dal cavallo di battaglia “Punto di vista”, pluripremiato corto con Sarah Maestri e Ignazio Oliva, a due documentari piccoli ma pieni di sentimento come “Lampedusa terra di mare” e il più recente “Un tempo nuovo”, girato a Trento e dintorni.

Spiegaci la scelta del crowdfunding e perché pensi sia importante sostenere la tua campagna..

Ho scelto la via del crowdfunding perché non volevo restare fermo, in attesa mesi o anni del responso di produttori e dei bandi! Sto sviluppando la mia storia con un ottimo sceneggiatore che crede nella mia storia, Giovanni Galavotti, e insieme stiamo scrivendo, perciò ho la responsabilità e il desiderio di portare avanti il progetto. Avere un po’ di denaro per fare ricerche nei luoghi più adatti alla storia, per migliorare il trattamento, per avanzare con la scrittura del film nonché partecipare a concorsi, bandi, pitch e realizzare materiali di presentazione del progetto è importante. Nel frattempo sto cercando di capire quale potrà essere il produttore giusto per questa storia. 

L'esperienza di questo crowdfunding si è rivelata molto positiva, perché ho scoperto quanto questo progetto piaccia e che molte persone stanno credendo in me. È una bella sensazione e una responsabilità che mi danno una grande e rinnovata energia!

Le opere

Sketch di Antonio Menin, Tele di Mara Cicuto e foto in b/n del disegnatore e a colori del regista nel locale a cura di Piero Giacon.

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