Quando l'arte accorcia le distanze

Il nuovo progetto di inclusione e rinascita post lockdown ideato dalla Gallery meneghina Bianchi e Zardin


23 giu 2020
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Bianchi Zardin: la contemporary art gallery milanese riparte con il cuore

L'emergenza COVID-19 ha cambiato profondamente anche il mondo dell'Arte. 
Gaia e Andrea, proprietari e co-fondatori della Galleria Bianchi Zardin, si sono chiesti come far ripartire questo settore con una ventata di freschezza e innovazione coinvolgendo anche la comunità locale con la quale sono molto legati. 

Ripensare insieme per un arte accessibile, in grado di fare la differenza.
Oggi è possibile, perché anche la cultura può accorciare le distanze.

Come è nato l'incontro tra di voi e la decisione di aprire una Galleria d’arte?

Ci siamo incontrati per la prima volta lo scorso settembre e subito abbiamo capito che le nostre strade si stavano incontrando nel momento migliore. 

Io ero reduce da una lunga esperienza estera durante la quale mi sono specializzata nel settore educational che credo sia fondamentale per far vivere l’arte e per rendere gli spazi espositivi dinamici e in costante comunicazione con il pubblico.
Lui interessato a sostenere e scoprire giovani artisti in Italia e all’estero con cui crescere e condividere progetti di ricerca.

I differenti percorsi professionali si sono uniti per dare vita alla “nostra ideadi galleria: uno spazio dove vivere l’arte attraverso gli incontri con artisti, curatori, collezionisti e appassionati. Un luogo dove è possibile parlare d’arte e scambiarsi opinioni e visioni, un luogo che vive l’arte condividendone tutte le sfaccettature perché un’opera d’arte può essere vista superficialmente come un bell’oggetto da acquistare ma per noi è un’ispirazione, un’idea, una necessità che l’artista vuole condividere con il resto del mondo e la nostra galleria sarà lo strumento attraverso il quale i nostri artisti potranno “veicolare” la loro creatività.



Come percepite oggi il mondo dell'arte contemporanea e cosa rende speciale la vostra mission?

Noi vediamo la galleria come un luogo di ricerca, scambio e crescita culturale: un spazio adibito all’incontro, dove differenti modi di pensare e diversi bagagli culturali portano a una più ampia conoscenza. In quest’ottica, la galleria deve assumersi il compito di entrare nel profondo degli argomenti che decide di affrontare e di formare poi il pubblico che le gravita attorno. 

Da qui la necessità di educare all’arte e al collezionismo. Oggi, sempre più di frequente, si acquistano opere d’arte per il solo investimento, seguendo indicatori differenti dal valore artistico e culturale dell’opera acquistata e questo in molti casi porta il collezionista ad acquistare delle meteore passeggere.

È quindi necessario mettere a disposizione della città luoghi di scambio e crescita dove formarci e dove poter formare non solo chi già colleziona ma anche coloro che decidono di accostarsi per la prima volta all’arte e al collezionismo.

A causa dell’emergenza sanitaria il nostro settore ha dovuto cambiare completamente il modo di operare privilegiando la tecnologia a discapito del contatto umano. Abbiamo pensato ad un compromesso e attraverso la produzione di video che raccontano le nostre idee, attività e progetti  con gli artisti, cerchiamo di mantenere il contatto con il nostro pubblico.

Per un'artista emergente entrare nel circuito espositivo è molto difficile. Quali consigli ti sentiresti di dare a chi si accinge a provare ad entrare in questo panorama?

Non ci si inventa artisti! É necessaria una disciplina costante e una produzione che testimoni il raggiungimento di una certa maturità artistica.

Strumento importante è il portfolio attraverso il quale il gallerista potrà comprendere lo stile e la capacità dell’artista. Essere sempre aggiornati e frequentare fiere e mostre.

Scegliere una galleria che incontri il percorso curatoriale più adatto all’artista in modo da poterne rappresentare al meglio l’opera.

L'emergenza Covid ha cambiato il modo di fruire l'arte e i prodotti culturali, la vostra campagna ne è un esempio per ripartire. Come è nata l'idea di una campagna e perchè è importante sostenerla?

L’idea di lanciare Art to Close the Distance in crowdfunding è nata dal desiderio di sostenere il lavoro dei nostri artisti che al momento non possono promuoversi attraverso i canali istituzionali come mostre e fiere e allo stesso tempo continuare ad avere un impatto territoriale aiutando il Centro d’ascolto S. Antonio che offre cibo e servizi ai più bisognosi. 

Allo stesso tempo abbiamo anche pensato di rendere l’arte più accessibile attraverso il formato dei multipli. Con un prezzo contenuto è possibile collezionare un’opera contemporanea numerata e firmata.

Volete salutarci con una vostra riflessione personale?

Crediamo che l’arte contemporanea vada condivisa e vissuta con chi la produce. La nostra idea di galleria prevede uno scambio continuo tra artisti, collezionisti, curatori e semplici appassionati. 

Una delle ricompense è proprio l’incontro in galleria con l’artista.

Attraverso il racconto del suo processo creativo e delle emozioni che lo hanno suscitato l’opera d’arte prende vita ed entra nella memoria del pubblico.

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