Elettra, il corto sulla patologia EHS

Il primo cortometraggio italiano che racconta la patologia EHS e che ha per protagonista un'attrice elettrosensibile.

24 apr 2020
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Negli ultimi anni, sentiamo sempre più spesso parlare di elettrosensibilità (ES) o elettroipersensibilità (EHS): un insieme di sintomi fisici e/o psicologici causati da campi magnetici, elettrici o elettromagnetici, a un livello di esposizione tollerato dalle altre persone. 

Una patologia non riconosciuta come una vera e propria malattia dall'Organizzazione mondiale della sanità e dalla comunità scientifica.

Ma che cos'è esattamente?
Quali conseguenze comporta nella vita di chi ne soffre?
Come combatterla?

Ce lo racconta Alessandro Quadretti, un regista che ha molto a cuore a questo argomento e il crowdfunding. 

Alle fine del 2016, lanciò con successo una raccolta fondi su Eppela, "Sensibile - documentario su MCS e EHS", per la realizzazione del primo documentario mai realizzato su questo tema e che ha destato un grande scalpore e riscosso un enorme successo.
Oggi, torna da noi con una nuova raccolta fondi, "Elettra - cortometraggio su elettrosensibilità", un cortometraggio per tornare a parlare di EHS coinvolgendo, nel ruolo di protagonista, un'attrice elettrosensibile.

Un solo obiettivo: sensibilizzare le persone sul tema elettrosmog e sostenere la comunicazione sull’emergenza ambientale che riguarda ognuno di noi. 

Ti va di raccontarci qualcosa di più su questa patologia e i motivi per cui ti hanno spinto a dedicati a questi temi?​​

Il mio “incontro” con queste patologie risale ormai a 5 anni fa ed è stato casuale, ovvero a partire dal racconto di un amico che aveva conosciuto una persona elettrosensibile. Ho incontrato persone che hanno perso il lavoro, ogni diritto e volte anche gli affetti, a causa di malattie non riconosciute dal nostro sistema sanitario:  se il tuo organismo non tollera i campi elettromagnetici di wifi, telefonini e antenne, sei condannato ad un isolamento sociale e, purtroppo, alla convivenza con patologie che molti considerano “invisibili”. Ma basterebbe leggere le decine e decine di studi in peer review che ne evidenziano la pericolosità, per avere la conferma che non si tratta di bufale, ma di evidenze scientifiche.La mia iniziale curiosità è evoluta quindi in una consapevolezza rispetto alle tematiche ambientali e dell’elettrosmog, portandomi a cambiare le mie abitudini, il mio quotidiano e l’approccio al mondo della tecnologia: pur essendo una persona che vive e lavora utilizzando il digitale, limito fortemente il ricorso a ciò che può essere dannoso per la salute, quindi sostanze chimiche, dispositivi wireless, ecc

Durante la realizzazione dei tuoi due lavori, hai incontrato persone che hanno lasciato il segno nel tuo cuore e di cui ti va di parlarci?

Gli incontri avvenuti durante le riprese di Sensibile si sono trasformati in vere e proprie amicizie che, in alcuni casi, ancora oggi sono scandite da incontri, telefonate e contatti regolari; le difficoltà che vivono queste persone, con dignità e spesso nell’indifferenza degli altri, mi hanno subito portato a sentire empatia. Le donne e gli uomini protagonisti del mio documentario sono uno specchio della società in cui viviamo: medici, studiosi, bidelli, sportivi, traduttori, imprenditori, studenti, impiegati. Ma sono anche  le sentinelle che ci stanno dicendo: "andando avanti così, è probabile che questo capiterà a anche a voi. Fermatevi in tempo.

La mia solidarietà verso la causa, e la scoperta di Lisa Granuzza Di Vita, attrice che soffre di EHS, ha fatto sì che io tornassi a collaborare con l’Associazione Italiana Elettrosensibili per un nuovo progetto: il cortometraggio Elettra, ora in crowdfunding su Eppela, è il coronamento di un percorso personale e collettivo, civile ed artistico al quale speriamo aderiscano tutte le realtà, associative e non, che lottano per il principio di precauzione.

Stiamo vivendo un momento molto particolare a cui, tra l'altro, si somma l'emergenza Coronavirus. Qual'è il tuo pensiero in merito all'impatto che la tecnologia sta avendo nella vita delle persone?

Nessuno di noi è “luddista”, ovvero non aspiriamo alla distruzione dei macchinari frutto della tecnologia, ci mancherebbe! Io, ad esempio, insegno Cinema nei Campus di Forlì e Cesena e in questi mesi di lockdown ho potuto portare avanti le mie docenze grazie alle video lezioni: ma sfrutto la connessione via cavo, che non è dannosa per la salute come invece lo sono le connessioni mobili. Ecco, basta usarle con criterio e fare pressioni su politica e industria perché non antepongano il guadagno dei privati alla salute collettiva. E non dimentichiamo che, nel lavoro, a scuola e nella vita sociale non si può prescindere da un vero contatto umano, per cui la “distanza” non deve andare oltre la parentesi dell’emergenza, e solo se giustificata.

Sappiamo bene che non sei nuovo al crowdfunding, è la terza campagna con noi. Ti va di dirci cosa pensi dello strumento e cosa ha rappresentato per te nella realizzazione dei tuoi progetti?

Credo che il crowdfunding sia una delle strade percorribili da chi vuole fare cinema indipendente; in alcuni casi è addirittura essenziale anche in ottica distributiva, proprio perché chi aderisce, se motivato, diventa parte di un gruppo di persone che sosterrà il film nella sua veicolazione. 

Nel mio caso specifico, soprattutto con Sensibile, la raccolta fondi ha dato vita ad una rete di contatti che poi, una volta finito il documentario, ha creato un meccanismo virtuoso fatto di relazioni, collaborazioni e iniziative inerenti le tematiche raccontate dal film.

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