Un futuro distopico tutto da leggere

Intervista a Luca Cherubino e Andrea Toso, scrittori e protagonisti di Romanzo Italiano.

04 mar 2020
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Romanzo Italiano

Romanzo Italiano si riaffaccia su Eppela con la sua quinta campagna di crowdfunding e lo fa con Wildworld, una serie antologica unica in Italia che sta cambiando il modo di scrivere (e di leggere) i romanzi.

Wildworld è la collana che rimescola le carte tra realtà e finzione con una sequenza di titoli destinati a comporre un potente affresco della società e del paese

In questa intervista abbiamo deciso di approfondire il tema della distopia chiedendo direttamente ai due autori delle nuove opere di Wildworld, Luca Cherubino, autore de "La finestra di Overton" e Andrea Toso, scrittore de "Il Materiale Umano".

Ma diamo la parola direttamente agli scrittori!


Dicci qualcosa di te. Quando hai iniziato a scrivere e perché?

Luca Cherubino - Mi è sempre piaciuto leggere, anche da bambino, ma il desiderio di cimentarmi nella scrittura è sbocciato molto più tardi. 

Più precisamente, qualche anno fa, durante un viaggio all'estero, affiorò nella mia mente l'idea per la stesura del mio primo romanzo, "Viola". 

Il fatto singolare è che accadde tutto nell'arco di una serata. In meno di tre ore misi in piedi una trama che restò pressoché immutata.


Andrea Toso - Da più di dieci anni la mia professione è scrivere musica. Che ha un suo linguaggio, una sintassi, una grammatica. 

Comporre una melodia è molto simile alla costruzione di una frase o di un periodo, ciò che cambia è l’alfabeto che si utilizza. 

Passare dalle note alle parole è stato naturale, spontaneo. La lettura inoltre è sempre stata una passione, che mi ha portato, fin dai tempi del liceo, a intraprendere studi a indirizzo umanistico. 

I libri hanno un potere enorme, incidono nella crescita di tutti noi, si insinuano e ci indirizzano nelle scelte che facciamo, ci portano a essere ciò che siamo. Scrivere questo mio primo romanzo mi ha anche aiutato a guardare ciò che sta intorno a me in maniera diversa.

Come hai conosciuto Giulio Milani?​

Luca Cherubino - Ho avuto la fortuna di conoscere Giulio durante la stesura di "Viola". Mi aiutò a correggerlo e grazie a lui imparai alcuni concetti che prima di allora non mi avevano neppure sfiorato. 

Andrea Toso - Anni fa, tramite alcuni amici, ho avuto l’occasione di leggere alcuni libri editi da Transeuropa e scritti da giovani autori. Romanzi non scontati, consapevoli della direzione in cui andare. Da allora ho iniziato a seguire con attenzione le pubblicazioni di questa casa editrice. 

E’ per questo che, una volta terminato il romanzo, ho iniziato a documentarmi sul web in maniera più approfondita sul lavoro di Giulio Milani. 

Ho avuto modo di apprezzarlo come scrittore e venire a conoscenza della sua attività di scouting: quando ho saputo della collana Wildworld non ho esitato. Ho inviato il manoscritto via mail e da lì è iniziato tutto. Ho così avuto modo di parlargli di persona, scoprendo un professionista appassionato e preparato.

Due libri che trattano un futuro distopico e cupo. Proiezioni nel futuro delle paure del presente?​

Luca Cherubino - Credo che la distopia sia un utile strumento narrativo per "spingere" le persone a riflettere meglio, o comunque, per indurle a guardarsi intorno. Certo, nessuno di noi possiede la bacchetta magica, ma a volte è sufficiente osservare il presente per capire il futuro. 

Andrea Toso - Il futuro che ho immaginato nel romanzo, da una parte, ha radici solide nel presente e, dall’altra, pesca a piene mani nel passato. 

In realtà non ho inventato nulla, se non una cronologia di eventi storici su cui costruire la mia storia. 

Viviamo un tempo in cui eminenti figure istituzionali, quindi non solo politici o intellettuali schierati ma anche coloro che dovrebbero essere super partes, paventano il ritorno della forma-fascismo e temono per la tenuta stessa della democrazia. 

Se è vero che la Storia si ripete nei secoli, ciò che descrivo nel libro è una delle possibili varianti, certo non la più auspicabile, nell’ipotesi che possa succedere ciò che in molti credono e denunciano pubblicamente stia già accadendo.

Cosa significa essere uno scrittore in Italia oggi?​

Luca Cherubino - Significa vivere di sogni. Parliamoci chiaro: scrivere per professione è quasi impossibile. 

Per cui, chiunque si avvicini alla scrittura lo fa per passione. E per passione ognuno di noi trascorre ore e ore davanti al computer.  A volte mi chiedo: e se scrivessi per professione? E se mi pagassero per farlo? Beh, forse non avrei la stessa spinta che sento adesso.

Andrea Toso - Riferendosi alla narrativa, credo che essere scrittore oggi significhi esattamente ciò che è sempre stato nei secoli. Ovvero raccontare. Marquez scrisse che “la narrativa è nata quel giorno in cui Giona è tornato a casa e ha raccontato alla moglie che aveva fatto tardi perché era stato inghiottito da una balena”. 

Credo anche che il campo da gioco dello scrittore sia là dove la meccanicità del quotidiano s’inceppa, per un motivo qualsiasi, e il susseguirsi di eventi ripetuti che blindano le nostre reazioni emotive viene stravolto, mostrando così l’essere umano per quello che è. In questo senso la scrittura può essere un atto assai violento.

Cosa ne pensi del crowdfunding? Consiglieresti ad altri scrittori di utilizzare questo strumento?

Luca Cherubino - Rispondo come avrebbe risposto De Andrè: Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio. 

A parte gli scherzi, consiglio a tutti di fare il possibile per realizzare i propri sogni.

Andrea Toso - Assolutamente sì.

Non avevo, fino a ora, mai fatto parte o aderito a un progetto di crowdfunding. 

L’idea che si crei una comunità che possa dare vita a un progetto, di qualsiasi natura esso sia, è da valorizzare.

Sostenere proposte riconducibili, in questo caso, all’editoria, in un periodo in cui il mercato della scrittura e dell’arte in generale vive un momento di difficoltà (diciamo così per essere ottimisti), con il rischio di non dare spazio a artisti di talento, è importante e invito tutti a farlo.

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