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RecuperAle, la birra che recupera cibo e persone

Una birra realizzata con eccedenze alimentari destinate ad essere sprecate, fatta insieme a detenuti inseriti in un percorso di reinserimento

5,800€
Goal
6,015€
Collected
102
Backers

RecuperAle, la birra che recupera cibo e persone

Una birra realizzata con eccedenze alimentari destinate ad essere sprecate, fatta insieme a detenuti inseriti in un percorso di reinserimento

5,800€
Goal
6,015€
Collected
102
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Story

L’alba di una nuova impresa

“Una domenica mattina, prestissimo, mi chiama Carlo svegliandomi e mi assale con l’entusiasmo di chi ha avuto l’idea del secolo: ‘Recuperiamo tutte le volte una caterva di pane – premette – e se ci facessimo… la birra?'”.  Sembra un discorso tra visionari è solo l’inizio di un’idea, una fantastica idea avuta da Paolo Strano, founder di Vale la Pena, un birrificio artigianale che impiega nella produzione un gruppo di carcerati di Rebibbia e Carlo De Sanctis, vicepresidente della Onlus Equo Evento, impegnata dal 2014 nella raccolta di cibo avanzato per destinarlo ai tavoli di circa 20 mense caritatevoli. Due percorsi diversi, quella mattina, decidono di incontrarsi per dar vita a una birra, ripercorrendo inconsapevolmente le orme di una belga bread bitter ideata nel 2015. Il fascino di quest’idea sta nell’incontro di due realtà che, in differenti modi, lottano per sani principi. Concordarsi sul nome di quella che sarebbe dovuta diventare birra di assoluta qualità è stato, da subito, molto semplice: RecuperAle.

 

Sorso dopo sorso

Dopo una serie di cotte-pilota per individuare la ricetta giusta, ecco la soluzione più giusta: sviluppare due diverse linee, una classica pale ale e una bassa fermentazione sullo stile delle Pils. Giunti a questo punto lo scoglio era solamente economico, servivano 5800 euro per servirsi di un impianto dove realizzare 1800 litri della famosa birra. Nel dicembre dello scorso anno danno vita, quindi, a una campagna di crowdfunding che ha visto l’interessamento e il sostegno di 102 persone e il superamento del budget raccolto di 6000 euro. Un’impresa del genere non è passata inosservata agli occhi delle testate giornalistiche nazionali, su Il Fatto Quotidiano, Agrodolce e Vita sono stati versati fiumi d’inchiostro.

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strapaolo

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